Quasi Doisneau, sull’argine del Danubio in piena

Io ero uno di quei bambini che giocavano in casa. Per me e per tutta la mia generazione che viveva nelle grandi città del Nord, la strada era un posto dove c’erano le macchine. Al massimo, quando il tempo lo consentiva, si andava nei parchi, sulle altalene, sui pochi prati che si potevano calpestare alla villa Imperiale, sui trenini di legno a San Martino, a correr dietro agli scoiattoli a Nervi. E poi c’era l’estate, ma lì eravamo in campagna e le macchine non passavano mai.

I bambini con le gambe magrissime e i pantaloni corti che possedevano le città, che trasformavano gli angoli in nascondigli, il selciato in campo di calcio o in territorio nemico da conquistare, li ho letti nei Ragazzi della via Pal, oppure visti in tv, Le piccole canaglie, La guerra dei bottoni, o nelle foto di Robert Doisneau.

E poi ne ho incontrato uno, uscito dagli anni Cinquanta, che faceva lo scivolo sul corrimano di pietra di un argine, mentre il Danubio era in piena.

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3 pensieri su “Quasi Doisneau, sull’argine del Danubio in piena

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