Se ti capitano cinque imprevisti e l’ungherese non assomiglia a nessuna lingua

Vi siete mai chiesti quante cose possono andare male in una presentazione power point? Quanti imprevisti, quanti inconvenienti, quante cazzate informatiche possono intervenire poco prima e/o durante la presentazione che così accuratamente avevi preparato per il convegno di Budapest, con il preciso intento di fare una scelta allo stesso tempo utile per il pubblico ed ecologica, evitando le inutili fotocopie? Io non me l’ero mai chiesto ma ora so dirvelo: CINQUE.

La prima cosa che può andar male è figlia della mia cretinaggine: portarsi il macbook credendo di poterlo attaccare allo spinotto dell’Università di Budapest è sciocco, considerando che il mondo non va ad apple e l’Ungheria ancora meno. Fortunatamente me ne sono accorto il giorno prima del mio intervento.

Ecco dunque la seconda cosa che può andar male: sai per tempo di dover provare la presentazione su un portatile che userai, con windows Vista, ma ti rendi conto che sulla penna USB non c’è il file che serve. Fortunatamente una tua collega ha un portatile con windows vista e puoi provare il pomeriggio, ti dici. Provi, e va tutto bene: le foto al posto giusto, le frasi messe dove devono stare, le sottolineature proprio là.

Però arriva la terza cosa, a dieci minuti dall’inizio della sessione in cui devi parlare delle tue facezie:  provi sul computer ufficiale, più per levarti la curiosità che per altro, e ti accorgi che qualcosa non va: le foto son dove sono, i movimenti vanno bene, le sottolineature – invece – son sfasate perché tutte le parole scritte si sono appiccicate. Non so come spiegarlo, è come se invece di essere scritto così fossetuttoscrittocosì. Non ho idea come questo possa accadere, se sia colpa di Steve Jobs, Bill Gates, dio o belzebù, però profondo respiro, fermezza di spirito, mi metto a modificare ogni slide mentre la gente sta facendo la pausa caffè. Non maledico niente e nessuno, almeno fino a quando arriva la quarta disdetta: provo a salvare il lavoro fatto e mi rendo conto che è il sistema riponde solo a comandi in ungherese e non c’è neppure un OK che mi dia la garanzia che il mio lavoro contro il tempo sia servito a qualcosa.

Pare tutto a posto, inizia la sessione, parla la francese prima di me, io metto su la faccia seria (ci provo, suvvia), mi verso un bicchiere d’acqua e aspetto il mio turno. Inizio a leggere la relazione, a far slittare le slide finché non mi rendo conto che un drammatico saut du même au même ha falcidiato una pagina dell’intervento portando a cinque le cose che possono andare male. Solo una certa forza della disperazione mi  consente di reagire e improvvisare una colata di cemento tra i due pezzi di discorso, che è un po’ meno raffinata di un leggiadro ponte tibetano di ragionamenti ma che serve, comunque, all’uopo.

Ciononostante alla fine nessuno si è accorto di niente e, anzi, hanno tutti apprezzato l’originalità del tema, il punto di vista e pure la presentazione power point. «Non ci avevo mai pensato ma per certe cose i computer sono utili», mi dice un’ordinaria di Paris III, appena arrivata dal XIX secolo.

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8 pensieri su “Se ti capitano cinque imprevisti e l’ungherese non assomiglia a nessuna lingua

  1. Anzitutto power point è il male, sempre e comunque. Come tutte le cose di Bill Gates, ci sono troppi modi per modificarle e dunque è facile che cose come questa succedono. La prossima volta fai un filmato in HD dei tuoi amici che fanno passare cartelloni, sicuramente più originale, sicuramente più sicuro!

    E poi l’ungherese somiglia all’estone e al finlandese.

    Però sei bravo che ti mandano a Budapest e danno anche credito alle tue parole!

    Sei l’orgoglio di mamma Italia.

  2. Se ti può consolare, io mi son trovata col portatile con la batteria che non funzionava, a quarantott’ore dall’esame di maturità…
    (E anche io avevo assolutissimo bisogno di una presentazione in Power Point; e non avevo altri computer a disposizione).

    1. bisognerebbe fare una campionato di sfighe informatiche… un’amica di amica è stata vittima del correttore automatico di word, ad esempio, e ha consegnato a una rivista un articolo in cui l’autore del Decameron, per tutte le trenta pagine, si chiamava Giovanni Boccacce…

      1. Uh, ecco, il correttore automatico! Vero!

        Una volta, ho consegnato al mio professore del liceo un tema (fatto come compito a casa, e quindi battuto al computer ché son più veloce) sugli aspetti ecologici degli Inni Sacri di Manzoni (al posto di eucologici).

        E poco tempo fa, ho notato all’ultimissimo momento che il correttore automatico mi aveva sistematicamente corretto un vocabolo latino nella tesina che avevo preparato per un esame, facendo sì che io mi fossi dilungata in lunghe analisi sul RHUM Christi patientis et a cruce pendentis.
        (Prima del rhum c’era un membro-, e non ho idea del perché mi abbia staccato le due parole e trasformato “rum” in una bevanda alcolica… :-S)

  3. forse anche ai traduttori delle terme Gellert sono successi tanti imprevisti!
    ti manderò quella fotografia
    hai dimenticato di dire che eri molto carino dietro quella scrivania 😉 e avevi un’aria molto professionale

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