Denise Glaser, epurazioni di una francia d’antan

Come vi dicevo, è stata una giornata difficile questa. E’ finito Lost e ho dovuto elaborare il lutto. Faceva caldo e son stato al Luxembourg, ma non è che i lutti si elaborino con un po’ di frescura sotto gli alberi, soprattutto se il vento alza la polvere. Ad ogni modo, tornato a casa e consolatomi con una vera pizza italiana presa alla Comédia a Censier, mi son messo a vedere France 3 dove parlavano delle donne in televisione negli ultimi sessant’anni. Io adoro questi programmi collage della tv francese, in cui ripercorrono i decenni in modo assai pop facendomi conoscere personaggi di cui mai avrei avuto contezza. Era già successo con Nicoletta, oggi ho scoperto le vicende di Denise Glaser.

Denise nasce ad Arras, nel 1920 e adora la musica. Durante la guerra riesce a farsi assumere alla radio, lavora all’archivio e conosce ogni pezzo musicale mai registrato in Francia. A metà degli anni Cinquanta incontra Jean D’Arcy, che era un po’ il loro Ettore Bernabei. Chiacchierano e l’uomo ha un’idea: affidarle un nuovo programma rivolto ai giovani (ma non solo) che informasse sulle nuove uscite discografiche e sulla musica francese. Denise è entusiasta e inventa Discorama che dal 1959 al 1975 sarà l’appuntamento fisso dei francesi a mezzogiorno e un quarto della domenica. Un po’ come sarebbe stato con Superclassifica Show quando ero bambino, con Maurizio Seymandi, il Supertelegattone (miao) e il DJ glitterato. I primi anni si susseguono diversi giornalisti e qualche attore (pure Philippe Noiret, pensate un po’…) ma nel 1963 Denise arriva alla conduzione e il programma cambia. Estetica iper-essenziale (pure per gli anni Sessanta), ha un punto di forza in Denise Glaser, nel suo modo di condurre le interviste, di far parlare di sé i cantanti più restii e addirittura di far commuovere Léo Ferré, e nella sua struttura formale:  le inquadrature strette, alternate, sui visi dei cantanti e sul viso di Denise Glaser riprendevano chi ascoltava e non chi parlava. Il programma è un successo strepitoso: Denise gira il paese, le più piccole discoteche e i più puzzolenti locali notturni, con l’orecchio della talent scout, con la missione di far conoscere ai francesi i musicisti migliori che c’erano. E ci riesce: contribuisce a lanciare Serge Gainsbourg (che non ne aveva granché bisogno, direte voi) ma pure Catherine Lara e – soprattutto – Barbara. Arriva il ‘68 e Denise si incazza: scende in piazza con gli studenti e manifesta contro il governo, contro la maggioranza e contro il presidente. Il ministro dell’informazione, Yves Guéna, non ha bisogno di andare in Bulgaria per lanciare quattro differenti editti, che la sospendono dal programma: troppo a Sinistra, dicono, fa fare una brutta figura al paese e ai suoi dirigenti, non so se vi ricorda qualcosa. Nel 1974 Valéry Giscard d’Estaing è presidente e puff smembra il servizio pubblico radiotelevisivo che diventa ancora più controllabile dalla politica. Le sospendono i pagamenti, li ritardano, la privano di un ufficio, iniziano a metterle sempre più i bastoni tra le ruote fino a che, il 6 gennaio 1975, chiudono Discorama. Che parlava di dischi ricordiamolo.

Diventata di colpo disoccupata, Denise piglia i lavori che trova: fa cortometraggi, doppia le pubblicità, perfino quella dei Readers’ Digest, poveraccia. Nel 1981 vince Mitterrand e la Sinistra, per la prima volta, governa. Un giornalista la invita in TV, appare un po’ stralunata e confessa di sperare che con Mitterrand qualcosa cambi, che la richiamino in TV. No, non la chiama nessuno, se la dimenticano tutti compresi i cantanti che aveva contribuito a lanciare. Si rinchiude nella sua casa in rue Pot de Fer, cioè dietro casa mia, per la cronaca, fino al 7 giugno 1983 quando, improvvisamente, muore.

Ai funerali parteciperanno due persone soltanto, Catherine Lara e – ovviamente – Barbara.

“Quand Denise est morte, on était deux à l’enterrement : Barbara et moi. On s’est regardé toutes les deux, la grande et la petite, on s’est dit : « Putain, il n’y a pas grand monde ! ». Que c’est triste l’ingratitude des gens ! “

Catherine Lara, 1996

Quanto mi piacciono le storie tristi delle celebrità francesi!

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