La ruggine, non l’amore

«La macchina ruotava intorno a me, indagandomi, sondandomi. C’erano croci sulla sua superficie interna, come dei bersagli. Due led verdi simili a quelli di uno spazzolino elettrico, o di un rasoio. In qualche modo rassicuranti, nella loro normalità.

Il meccanismo mi portava avanti a scatti, mentre il tamburo metallico si spostava sul mio torace in modo del tutto imprevedibile, senza seguire apparentemente alcuno schema.

Oggi non esiste più niente del genere. Senza manutenzione, senza pezzi di ricambio, le macchine come questa sono solo reliquie del passato. Cose mitiche, come le armi degli eroi di Omero.

Le macchine muoiono come gli uomini.

Si sbagliavano, i poeti. La ruggine, non l’amore, vince ogni cosa.»

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Tullio Avoledo
La ragazza di Vajont

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