La Tata del conte Dacula, ovvero: Perché si finisce a lavare i capelli altrui

Quando facevo il militante, lo scorso millennio, facevo anche sfibranti turni al bar di una pasticceria in una festa di finanziamento che doveva servire a dare ad un partito gli strumenti in grado di far progredire il proletariato. Vabbé. Nei momenti di stanca, di solito il martedì o il mercoledì (noi si stava chiusi il lunedì) ingannavo l’attesa chiacchierando con le mogli dei militanti e militanti anch’esse (anche se per emanazione matrimoniale). Fu così che scoprii che gli impiegati di banca avevano l’obbligo di non opporsi alle rapine, ad esempio. O che c’era stato un complotto universale per non fare diplomare la figlia di una. O delle avventure di quel partigiano, marito della ex stafetta che stava in cassa, a cui il partito aveva chiesto di restare in polizia, dopo la guerra, e che aveva dovuto convivere con un capitano fascista e crudele. Una di quelle sere una professoressa di matematica babypensionata mi disse: “Quando vado dalla parrucchiera e quella mi concia male non ho mai il coraggio di dirle niente… Hai presente quelle ragazzine stupide, quelle che proprio non ci arrivano? quelle che quando le interroghi ti senti quasi in imbarazzo perché è come parlare a un comodino, proprio non capiscono? beh, a quelle lì noi dicevamo sempre, dopo l’esame di terza media, di non andare al liceo ma di iscriversi a un bel corso di parrucchiera. Come posso, adesso, lamentarmi?

Pensavo a queste parole mentre stamattina andavo verso Place d’Italie per cambiare parrucchiere. Lo sguardo smarrito della sciampista all’ingresso mi ha fatto temere, ma la ragazza che mi è stata assegnata ha fatto quel per cui sono stato contento di averla pagata. Intanto mi ha capito e non ha fatto facce strane, anche se credo di averle detto, a un certo punto, di tagliarli un po’ di più sul culo. Ha tagliato rapidamente e senza fare domande strane, chiedendo solo se erano abbastanza corti. Non mi è sembrata neppure idiota ed è allora che ho capito che andava male a scuola  non perché non ci arrivasse ma perché, avendo il corpo della Tata del conte Dacula, tutti la prendevano in giro e allora non si applicava.

E mi sono anche un po’ intenerito, sapete?

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2 pensieri su “La Tata del conte Dacula, ovvero: Perché si finisce a lavare i capelli altrui

  1. mamma mia la tata! pensavo che fosse solo nei ricordi miei e di mio fratello.
    secondo me ERA stupida, ma lo nascondeva dietro al suo essere di poche parole. in pratica ti ha ingannato ben bene.
    paragonare una ragazzina a un comodino è crudele e sublime!

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