Il tempo delle figure di merda

«Bocchi non si offese. – Dal liceo non sei cambiato di una virgola. Sempre ossessionato da ‘ste figure di merda. Come se ci fosse qualcuno che sta sempre a giudicarti. Te lo devo spiegare io? Tu fai lo scrittore e a certe cose dovresti arrivarci da solo.

Fabrizio si girò spazientito verso il suo compagno di scuola. – Cosa? Di che parli?

Bocchi sbadigliò. Poi gli prese la mano. – Allora non hai capito. Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto. Se n’è andato per sempre con il vecchio millennio. Le figure di merda non esistono più, si sono estinte come le lucciole. Bessuno le fa più, tranne te, nella tua testa. Ma non li vedi questi? – Indicò la massa che applautiva Chiatti. – Ci copriamo di letame felici come maiali in un porcile. Guarda me, per esempio -. Si alzò in piedi barcollando. Allargò le braccia come a mostrarsi a tutti, ma gli girò la testa e si dovette sedere di nuovo. – Io mi sono specializzato a Lione con il professor Roland Château-Beaubois, ho la cattedra a Urbino, sono un primario. Guarda come sto ridotto. Secondo i vecchi parametri sarei una figura di merda ambulante, un essere infrequentabile, un cafone impaccato di soldi, un tossico, un personaggio spregevole che si fa ricco sulle debolezze di quattro carampane, eppure non è così. Sono amato e rispettato. Vengo invitato pure alla festa della Repubblica al Quirinale e in ogni cazzo di trasmissione medica. Scusa, ma andando sul personale… Quel programma che hai fatto in televisione non era una grezza? … E che ti è successo? nulla di nulla. Quante copie in più hai venduto con queste teoriche figure di merda? … Quelle che tu chiami figure di merda sono sprazzi di splendore mediatico che danno lustro al personaggio e che ti rendono più umano e simpatico. SE non esistono più regole etiche ed estetiche le figure di merda decadono di conseguenza. –

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Niccolò Ammaniti
Che la festa cominci

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4 pensieri su “Il tempo delle figure di merda

  1. mi è piaciuto moltissimo quel libro, come tutti quelli di ammaniti. Ora sto rileggendo Branchie, mi ricorda quando ero gggiovane.

    1. io invece sono stato molto deluso, sai? Ammaniti mi è sempre piaciuto, anche se non tutto allo stesso modo, ma questo libro mi è sembrato un ritorno indietro, mi è sembrato fermo agli anni Novanta e, quel che è peggio, inefficace… mi è sembrato che non sapesse dove andare a parare, che alla fine non tutti i fili sospesi si chiudessero, che le idee e le invenzioni si rivelassero fini a se stesse e non fossero perseguite, non approfondite… Secondo me lui lo sa e secondo me c’è una dose di amara autoironia, però diciamo che vorrei che archiviasse il tenativo e si rimettesse a fare l’Ammaniti che piace a me, alla Ti prendo e ti porto via o alla Io non ho paura.

      Ad ogni modo, anche a me ricorda quando ero gggiovane, sarà per questo che sono assai indulgente nei suoi confronti 😉

  2. Ti prendo e ti porto via e Io non ho paura (ma anche come Dio comanda) sono molto diversi da quello che scriveva da gggiovane. Questo Che la festa cominci me lo sono goduto perchè mi ricordava il pulp di Branchie, Fango e soprattutto del racconto di Gioventù Cannibale.
    E poi che macchiette i personaggi di Ammaniti, mi fanno sempre un sacco ridere!

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