2. La Gauche, di nuovo

Cominciamo da Sinistra, così giochiamo in casa:

A gauche de la gauche
A contendersi la leadership della sinistra della sinistra erano in tre. Su un successo di Lutte Ouvrière non avrebbe scommesso nessuno: antico, impolverato, trozkysta (cosa che non è necessariamente un problema in ‘sto paese), marginalizzato dalla crescita degli ex alleati anticapitalisti, LO è rimasta all’1,1%, ma partecipavano per testimonianza e quindi… La vera sfida era tra il Nouveau Parti Anticapitaliste di Olivier Besancenot e il Front de Gauche. Prima delle elezioni avevano ipotizzato di costruire una piattaforma comune e presentarsi assieme ma è stato impossibile: mentre il FG (nato dall’unione del boccheggiante Parti Communiste con gli esuli socialisti del Parti de Gauche) ipotizzava alleanze organiche coi socialisti per conquistare le Regioni, il NPA, avatar della Lutte Communiste Révolutionnaire, si poneva come forza di opposizione perpetua per l’abbattimento del sistema eccetera eccetera. I sondaggi avevano dato Besancenot e i suoi in discreta salute per una buona parte della campagna, fino a quando il partito non ha candidato in Provenza Ilham Moussaïd, una ragazza di ventunanni che portava il velo islamico. Lei si è dichiarata laica e femminista, ma in un paese in cui laico vuol dire qualcosa e per un partito che dovrebbe essere iperlaico è sembrata una scelta sbagliata, nella migliore delle ipotesi, e cinica e strumentale, nella più probabile. Conclusione? A sinistra della sinistra c’è praticamente solo il FG che ha ottenuto un più che soddisfacente 5,8% e si candida, comunque, a guidare assieme ai socialisti un bel numero di regioni.
NPA 3,40%
FG 5,84%

La gauche
L’estate scorsa è passato da Genova un ragazzo della giovanile del PS, che avevo conosciuto tempo fa. Era assai depresso e prevedeva una ecatombe elettorale per il partito. Anche tutto il resto di Francia la pensava così, considerando che alle europee di giugno il PS era sprofondato al 16%, peggio di Folena. Eppure il PS è riuscito a superare l’UMP e non soltanto perché Sarkozy è popolare quanto Ali Agca in Vaticano. Martine Aubry, eletta rocambolescamente segretaria un anno e mezzo fa, ha impostato una campagna elettorale sulle tradizionali parole d’ordine socialiste (uguaglianza, lavoro, protezione sociale…). E’ riuscita, soprattutto, a ricucire un partito diviso tra troppi eléphants, tra troppi capi corrente che ambiscono all’Eliseo. A dire la verità, ha convinto tutti a una tregua e tutti (tranne Ségolène Royal) si sono adeguati. Attualmente il partito è ai suoi massimi storici, può dare le carte delle alleanze a sinistra e Martine Aubry può iniziare a pensare alle primarie del 2011 per la scelta dello sfidante socialista di Sarkozy. Ovviamente ora iniziano i problemi perché il PS è celebre per vincere le amministrative ed essere travolto alle presidenziali e alle legislative. Bisogna, intanto, che la tregua duri…
PS 32,19 %

Les écologistes
Europe Ecologie è stata la grande sorpresa alle elezioni europee del giugno scorso quando sono arrivati a meno di un punto percentuale di distacco dai socialisti. Era qualche settimana ormai che nessuno pensava più di superare i socialisti e conquistare la leadership anti-sarko e l’obiettivo era diventato quello di restare terzo partito di Francia, sopra il 10%, e di poter discutere con il PS da una posizione di forza. Missione compiuta, il partito nato dal (quasi) nulla si sta consolidando e i suoi elettori non hanno ceduto ai proclami ecologisti del governo. Il partito, guidato dalla giovane Cécile Duflot, ha avuto soprattutto il merito di porre al centro del dibattito pubblico i temi dello sviluppo sostenibile. Sì, in Italia se ne fregherebbero ma qui è sempre un altro universo…
EE 12,18%

Qui tutti i dati, qui l’anteprima, qui la prima puntata, io ora vado a dormire e domattina la facciamo finita.

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2 pensieri su “2. La Gauche, di nuovo

  1. Non mi convince l’analisi del “crollo” del NPA. Sulla candidata velata è stata fatta un’ammuìna mediatica indegna, ma non credo che abbia spostato anche un solo voto. Rispetto alle europee dell’anno scorso, l’NPA è passato da 800 mila a 660 mila voti. Se conti che in alcune regioni non si sono presentati e che, in Limousine, si sono presentati insieme al FDG (superando il 13%,), la débacle è tutta da relativizzare. Si potrebbe dire, piuttosto, che gli elettori dell’NPA hanno premiato “solo parzialmente” la loro scelta di correre da soli. Tra l’altro, per un partito “anticapitalista” queste elezioni regionali sono una specie di novità: Nel 2004, LCR ha raccolto soltanto 100 mila voti.
    E il Parti Communiste Réunionnaise, che guiderà il secondo turno con il 30%? Meritava quanto meno una breve citazione.

    1. Beh, sì forse sì ma mi sono fatto prendere da un francesissimo disinteresse per l’Oltremare… anche sui nazionalisti in Corsica ci sarebbe da dire qualcosa, forse…

      La mia impressione riguardo all’NPA, invece, non cambia di molto. Quel che dici è vero, così come è vero che in fin dei conti i partiti anticapitalisti alle amministrative hanno molti più problemi a capitalizzare il voto ideologico. Non mi sembra però che abbia molte chances, allo stato attuale, di allargare la propria base anche -e soprattutto – per la resistenza dei comunisti ex PCF, cosa che non cessa di stupirmi tra l’altro…

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