È meglio perdere una regione o i nostri valori? Appunti dal Languedoc-Roussillon

Nel 2004 in Francia si vota per le regionali, una vague rose ricopre il paese, dal Nord-Pas-de-Calais all’Aquitaine, dalla Provenza alla Bretagna e il PS (e i suoi alleati) conquistano tutte le regioni, tranne l’Alsazia e la Corsica. Nel Poitou-Charente, la regione dell’allora premier ministre Raffarin, vince una tal Ségolène Royal, moglie del segretario del partito, che si affaccia alla ribalta nazionale e si dimostrerà assai ambiziosa, nel Languedoc-Roussillon, invece, vince Georges Frêche, allora sindaco di Montpellier. Georges Frêche è un tipo piuttosto bizzarro, al centro delle polemiche di questi giorni in Francia, ed è anche piuttosto difficile da inquadrare. Visto che, mi pare, in Italia non ne ha parlato nessuno, cerco di darvi qualche elemento per inquadrarlo, anche se sarà un post troppo lungo e non lo leggerete. Però io ve lo scrivo, magari serve a qualcuno.

Georges Frêche, di cui è impossibile trovare una foto a bocca chiusa

Nel 1977 Georges Frêche viene eletto per la prima volta sindaco di Montpellier, dando inizio a una serie di grandi opere edilizie e di sviluppo economico: fa costruire nuovi quartieri, un polo di eccellenza universitaria, inventa il marchio Sud de France con cui promuove la regione in giro per il mondo. La città ha una crescita incredibile e i suoi concittadini lo adorano, continuando ad eleggerlo fino al 2004, quando passerà in Regione, lasciando il posto di sindaco alla sua protetta Hélène Mandroux (tenetela a mente, tornerà dopo). Da Presidente aumenta del 90% le tasse locali, per rinnovare il trasporto locale, costruire nuove scuole, rendere gratuiti i libri di testo e attivare un piano di assistenza alla non autosufficienza. Sarkozy lo proclama «Il più gran tassatore di Francia» lui risponde che stesse zitto, visto che era soltanto «un Mamamouchi con i rialzi nelle scarpe». I linguadociani, a dispetto di quel che ci aspetteremmo, stanno con lui.

Georges Frêche, però, non è soltanto un discreto amministratore, è soprattutto un esternatore perlomeno incauto, in costante contrapposizione con i dirigenti del partito (qualsiasi dirigente del partito) e un razzista a corrente alternata. Detestato da François Mitterrand, che lo terrà lontano dai luoghi del potere perché troppo chiacchierone e troppo maoista (secondo lui, invece, è una cospirazione), nel 2002 Georges Frêche critica in piena campagna elettorale il programma di Lionel Jospin, e a posteriori in tanti gli hanno dato ragione. Poi scrive un libro intitolato Les éléphants se trompent énormément (I dirigenti del partito sbagliano tantissimo). Nel 2005, durante i giorni della rivolta delle banlieue ipotizza che sia la polizia ad incendiare le macchine “come nel maggio ’68”. Poi dice che gli algerini sono dei subumani, anche se un processo stabilisce che non si riferiva a tutti gli algerini ma a solo due in particolare. Poi si dichiara, in un discorso piuttosto disinvolto, a favore del muro costruito da Israele in Cisgiordania, di Gerusalemme capitale e della biblioteca di francese di Tiberiade. Quindi nel 2006 dice che nella nazionale di calcio sconfitta nella finale di Berlino c’erano un po’ troppi black. Poi dice che intendeva che il pallone non è l’unico modo per uscire dal ghetto. Le sue posizioni iniziano a creare qualche problema al PS e si apre un processo interno che si conclude, nel 2007, con la sua espulsione per incompatibilità «con gli ideali di uguaglianza e di rispetto dei diritti umani che il partito socialista incarna».

In Languedoc-Roussillon la base insorge, ma senza uscire dal partito dando vita a un paradosso: Frêche è espulso ma resta padrone del PS locale. Novembre 2008, in occasione del delicato congresso socialista di Reims, Frêche sostiene Ségolène Royal e fa in modo che le federazioni linguadociane la plebiscitino nei congressi locali. La Royal perderà il congresso che elegge segretaria Martine Aubry per un pugno di voti. Lei tentenna, poi si appresta a ricucire quanto più possibile, con un occhio alle regionali del 2010 e al caso di Frêche. Lui la definisce «la segretaria dele frodi» mentre lei cerca di scaricare l’ingombrante presidente indicando come candidato alle elezioni regionali Éric Andrieu, ma la base respinge la proposta e investe, a fortissima maggioranza, l’espulso Frêche, che gongola divertito esclamando: “La politica della nostra regione la scegliamo noi, non quelli di Parigi!”. Si intensifica, strumentalizzata come non mai, la retorica opposizione Paris vs Province: “Nel Midi non ci piace essere governati da Parigi” “Se Parigi è contro di lui, allora la gente sarà ancora di più a suo favore”. Inizia un mese di incertezza, e vorrei vedere voi: candidare il presidente uscente, in testa ad ogni sondaggio, assai popolare, scelto dai militanti locali ma apertamente un «Le Pen de la gauche» oppure rifiutare una facile vittoria in nome di una base ideale? I frêchistes non hanno dubbi e un militante esclama indignato: “Il PS si permette, con l’aria di superiorità di Parigi, di dire che è meglio perdere una regione che i nostri valori!“.

A togliere me, voi e Martine Aubry dall’impasse ci pensa lui, ovviamente. Laurent Fabius, ex premier di Mitterrand e ingombrante elefante del partito, dichiara che, se fosse un elettore del Languedoc-Roussillon, non voterebbe per Frêche. Lui risponde: “Beh, se io fossi in Haute-Normandie non so se voterei per Fabius… non so, mi interrogo… quel tipo mi pone qualche problema, non ha una faccia molto cattolica, lui… Magari poi lo voterei, ma ci rifletterei due volte, ecco…” I

Hélène Mandroux, di cui non si riesce a trovare una foto presentabile

l rapporto coi socialisti si rompe definitivamente, Martine Aubry chiama la Mandroux (eccola che ritorna) e le chiede di formare una lista di sinistra, di socialisti ed ecologisti, aperta alla società. Perché le elezioni non basta vincerle, bisogna vincerle dicendo le cose giuste. Qualcuno propone addirittura un fronte repubblicano per impedire la vittoria di Frêche ma non è il caso: “Non si può proporre un fronte con l’UMP… loro sono della stessa pasta di Frêche, Jacques Blanc aveva fatto un’alleanza con Le Pen per essere eletto, la volta scorsa…” dice Daniel Cohn Bendit. A dieci giorni dal primo turno delle elezioni, con 11 candidati in campo, i giochi sembrano abbastanza fatti: la gran parte della base socialista (e di quella comunista) stanno con Frêche e i sondaggi dicono che anche gli elettori stanno con lui, dovrebbe essere in testa al primo turno e vincente contro qualsiasi ipotetico sfidante al secondo turno. Lentamente, però, la popolarità della Mandroux, medico prestato alla politica, promotrice di un «appel de Montpellier» per sostenere il matrimonio gay, sembra crescere, con lo sloganRitroviamo i nostri valori“. Dalle interviste tradisce il non crederci troppo e sarà questo forse il suo più grande problema. Si diverte a ricordare, però, un episodio del luglio 2004. Nella sala comunale di Montpellier si stava svolgendo la cerimonia per premiare i Giusti, davanti alla comunità ebraica. Il sottoprefetto Noël Fournier prende la parola per portare il saluto della prefettura quando sviene, colpito da un attacco cardiaco. La sindaca Hélène Mandroux si avvicina, fa un massaggio cardiaco e lo salva: «Se il sindaco fosse stato ancora Georges Frêche, quel giorno quell’uomo sarebbe morto».

Mentre Georges Frêche annuncia che vorrebbe far erigere a Montpellier una statua di Lenin, una di Mao e una del Generale de Gaulle, noi qui incrociamo le dita.

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8 pensieri su “È meglio perdere una regione o i nostri valori? Appunti dal Languedoc-Roussillon

  1. Mi sembra che in Francia funzioni il tutto contro Parigi, indipendentemente da tutto il resto. io ultimamente mi sono molto divertita sulla notizia della denuncia per descriminazione contro i francesi che un sindaco socialista ha fatto a Roubaix. Contro Quick che aveva deciso di servire solo carne halal. (qua: http://www.leparisien.fr/societe/hamburger-halal-la-ville-de-roubaix-porte-plainte-contre-quick-17-02-2010-820030.php ) Rinuncia poi ritirata, ma mi sfugge il perche’ un sndaco *socialista* butti in piedi sta cosa. POi penso che tutto fa brodo per farsi vedere. Boh.

    1. anche io l’avevo notata, volevo scriverci un micropost poi mi son dimenticato… lì credo ci fosse soprattutto l’ossessione della discriminazione e quella della religione… però c’è anche il fatto della pubblicità, ovvio…

  2. George è quello che qui chiamano un “électron libre”. Ma purtroppo non è il solo criptorazzista nel PS , quelli che usano la vecchia scusa di “chiamare un gatto un gatto”, per intenderci. Vedi il giovane e rampante Manuel Valls, considerato un innovatore (stanno messi bene). Dall’altra parte c’è Hamon e in mezzo ci stanno gli elefanti (questo gli va concesso a Freche, ma è persino banale notarlo). Il panorama non è dei più rosei.

    1. ah no, sia chiaro: stiamo messi malissimo… è l’intero panorama politico francese ad essere messo male, da destra a sinistra passando risibilmente sul Modem.

      Ecco, magari non così male, ma anche questo è perfino banale notarlo:

      Pd razzista

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