Love Story, Berlino 1942

Questa storia inizia come un articolo di giornale, con un luogo e una data: Berlino, fine degli anni Trenta. In una spelendida casa di Charlottenburg vive una famiglia piuttosto numerosa: Albrecht Wust, comandante della Wehrmacht, sua moglie Lily, devotamente nazista, come il marito, e ben quattro figli. Non c’è quasi nulla che delizia Hitler quanto le famiglie numerose, pronte a rafforzare la nazione tedesca con prole ariana e determinata a rendere ancora più grande il Reich millenario. Sono questi, va da sé, gli ideali a cui Lily educa i propri bambini: fieramente tedeschi, fieramente hitleriani, fieramente antisemiti. Per sostenere adeguatamente la crescita demografica, lo Stato prevede che ad ogni madre con più di tre figli venga concessa una bambinaia ed è per questo che in quella splendida casa di Charlottenburg fa il suo ingresso Ulla Schaaf, governante dello Stato con il compito di alleviare le fatiche della maternità.

Nel 1939 il Führer annuncia alla nazione che era giunto il momento per la Germania di prendersi lo spazio vitale che  le spettava e Albrecht parte con entusiasmo per la Polonia. Quello che sarebbe stato – già lo si intuiva – il fronte orientale.

Lily si trova da sola, nella casa di Charlottenburg, con i quattro figli e Ulla, ad attendere una vittoria che sembra, però, farsi attendere più del previsto. Infuria la guerra, è vero, ma i cannoni e gli scoppi sono ancora lontani, Berlino non conosce ancora il rombo dei bombardieri ed è giusto che una donna giovane come Lily la sera faccia un po’ di festa con la bambinaia, un grammofono e qualche liquore, poca roba. Si chiacchiera molto, in quelle serate, di Hitler e della sua politica (Io gli ebrei li riconosco dall’odore rivendica Lily con orgoglio) ma anche di musica e di Zarah Leander. Spesso partecipano anche gli amici di Ulla, tra i quali Lily conosce Felice, una ragazza con gli occhiali e dai bei capelli ricci. Lily si sorprende a trovare una intesa particolare con una ragazza dalla vita tanto diversa dalla sua, a sentirsi compresa e divertirsi. Che lavoro fa Felice? Perché non è sposata? La ragazza risponde evasivamente, cambia discorso aggiustandosi gli occhiali e ride, lasciando nella testa di Lily un’altra domanda: perché le fa tanto piacere sentirla ridere?

Una sera Lily lascia i suoi ospiti in salotto, deve andare in cucina a controllare i fornelli. Toglie il coperchio e rimesta nella pentola, poi sente qualcuno toccarle un gomito, Felice la abbraccia e respira l’odore buono dei suoi capelli. Lily non conosce quei salti nel petto e il rossore delle guance l’aveva conosciuto solo ai tempi della scuola, quando veniva sorpresa senza i compiti. Quella notte Felice la passa con Lily, nella bella casa di Charlottenburg e non dormono neppure un minuto. Fanno l’amore, con passione e dolcezza. A Lily sembra di farlo la prima volta, eppure non si sente inadeguata. Per Felice no, non è certo la prima volta.

Proprio nei giorni in cui inizia la battaglia di Berlino e i bombardamenti della RAF si fanno quotidiani, le due ragazze ritagliano per loro un pezzo di normalità. La loro relazione va avanti e loro sono sempre più felici: dopo due mesi la casa di Charlottenburg ha una inquilina in più, la zia Felice, come dicono i piccoli Wust. Escono insieme, vanno spesso al ristorante, frequentano amici e ricevono ospiti. Qualcuno trova la loro amicizia un po’ troppo stretta ma nessuno si insospettisce. In quegli anni, e siamo ormai al ’42, a Berlino la chiacchiera più succosa è un’altra: pare che si aggiri per la città una ebrea, Stella, che ha fatto un patto con la Gestapo: in cambio della propria salvezza avrebbe dovuto denunciare tutti i  giudei che conosceva. Bene commenta Lily così la faremo finita una buona volta.

I giorni di guerra passano più banali di quanto si è soliti pensare: stare con i figli, passeggiare, scappare nei rifugi antiaerei non sembrano azioni così differenti, quando diventano quotidiane. Lily non ha paura delle bombe, sono le prolungate assenze di Felice a distruggerla di gelosia. Spesso la notte non torna a casa, molti pomeriggi esce senza dire dove va, frequenta amici di cui lei non sa nulla. Una notte la tensione è troppo alta e Lily esplode: la tempesta di domande, vuole sapere se c’è un’altra donna, se lei la ama ancora. Non so se mi amerai ancora, quando saprai inizia a capo chino. E poi racconta di chiamarsi Schragenheim, di essere ebrea e di lavorare per la Resistenza antinazista, del ruolo che ha avuto Ulla, compagna di Widerstand, nel loro incontro. Felice era entrata in casa Wust soltanto per scommessa: voleva dimostrare che Lily, quella Nazihure, quella troia nazista, non poteva riconoscere una ebrea dall’odore. Poi l’aveva conosciuta e aveva sentito quell’odore buono tra i suoi capelli. Lily piange come non ha pianto mai, la abbraccia e giura di amarla ancora più di prima. Quella notte scrivono il loro matrimonio su un foglio a quadretti azzurri, promettendosi amore eterno, promettendo di non lasciarsi separare da niente, da nessuno, nemmeno da Albrecht, e baciano la carta perché restino impresse le loro labbra come firma e sugello. Da quel momento Lily e Felice condividono ogni cosa, anche l’azione politica.

Un mattino soleggiato di luglio devono incontrare, in un ristorante dalle parti di Sauvignyplatz, il loro amico Gerd, un compagno ebreo con cui stavano pianificando una fuga verso Sud. Il ragazzo sta camminando a passo spedito quando viene salutato da una ragazza Hey ciao Gerd Ehrlich! è Stella e lui la riconosce subito Non so di chi stia parlando, risponde. Vicino alla ragazza c’è un signore cupo E’ sicuro di quanto dice? Non conosce la signorina? continuando a fingersi un altro, Gerd riesce a liquidarla e il suo primo pensiero va a Felice. Riesce a intercettarla prima che raggiunga il ristorante e, forse, le salva la vita. Quella notte stessa Gerd parte per la Svizzera, Felice si ripromette di seguirlo qualche settimana dopo.

Il 21 agosto 1942 Lily e Felice sono di ottimo umore, lasciano i quattro bambini da una cugina e partono in bicicletta per una gita in riva al lago Grunewald. Mangiano panini, si rilassano al sole caldo e fanno il bagno, scattano fotografie e riescono addirittura a immortalare un loro bacio. Felici come adolescenti tornano a casa, salgono di corsa le scale e trovano la porta socchiusa. All’interno due agenti della Gestapo arrestano Felice, che ha solo il tempo di baciare in fronte l’amica e dirle Riguardati. La notte di Lily è interminabile, Ulla cerca di confortarla e brucia i documenti che avrebbero potuto compromettere anche loro, i bambini piangono per zia Felice se n’era andata senza salutare.

La guerra continua, nella bella casa di Charlottemburg giunge la notizia della morte di Albrecht ma non si riesce a sapere nulla di Felice. Poi arrivano i russi e gli alleati. A Charlottenburg si stanzia il comando britannico e nella bella casa dei Wust si aspetta ancora.

Nel 1947 Lily sente alla radio una notizia: nei pressi di un fienile in Meklemburgo erano stati trovati oltre 700 cadaveri di donne che, dal campo di concentramento di Bergen-Belsen, non erano riuscite a reggere la marcia verso Berlino. Tra quei corpi dormiva anche Felice.

Lily è vissuta fino al 2006 a Charlottenburg, ma in un’altra casa, altrettanto bella. Quei 18 mesi sono stati i più intensi e stupendi della mia vita. Gli unici in cui ho amato.

Love Story: Berlin 1942, documentario di Catrine Clay

12 pensieri su “Love Story, Berlino 1942

  1. Che beeeeello! Mi piace quando ci racconti le storie…sei proprio bravino.
    E comunque (per non smentirmi): viva le donne e tutto il loro amore!

    1. eh, non so… mi spiace… io l’avevo visto su History Channel qualche anno fa… su amazon non c’è, mi pare… prova con i torrent, magari si riesce a scaricare… buona fortuna, e fammi sapere se l’hai trovato!

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