Educazione automatica

Dopo tre anni di andirivieni per i lunghi corridoi che fiancheggiano le sale della BnF, si iniziano a salutare non poche persone e i menti alzati e i ça va? e i bien et toi si ripetono come riflessi condizionati, spontanei e involontari come i colpi di tosse se si respira polvere, come il proteggersi la testa tra le spalle quando arriva una pallonata, come il cambiare canale quando compare Italo Bocchino.

Questa educazione automatica, queste frasi dette non perché sapere come sta una persona ma perché vanno così va fatto, danno origine a volte a situazioni imbarazzanti. Poco fa, ad esempio:

An: Ciao, come va?
Sui: Bene, tu?
An: Insomma…
Sui: Bene, ciao!

Ecco, io me ne sono accorto una dozzina di passi dopo a cosa avevo detto. Ora ho un po’ di rimorso…

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