Il muco dei monaci

Mostra su re Artù, nella Bibliothèque nationale de France. Una valanga di bambini, una cateva di vecchie, tre delle quali si dimostrano particolarmente fastidiose e discutono, davanti a ogni vetrina, della loro visione dei manoscritti:

Prima: Ammirevole davvero..
Seconda: Guardate quelle piccole macchie… vedete?
Prima: Sì…
Seconda: Sapete cosa sono?
Terza: Ah, non so proprio… chissà…
Seconda: Vedete, nei conventi faceva freddo e quando i monaci leggevano spesso gli colava il naso! Ecco perché sono macchiati!
Terza, poco convinta: Davvero? L’hai letto nel Nome della rosa?
Seconda, un po’ piccata: No. Lo sapevo di mio.

BnF, 22 gennaio 2010, h 16

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5 pensieri su “Il muco dei monaci

  1. Umpf!
    Non è vero, sei tu che ti sei risentito, e solo perché ti ho detto che il Santo-non-ancora-Santo che porta il tuo nome è morto affogato nella cacca! u__u

    Comunque… ehm, sì: pipì di monaco.
    La usavano molto, molto frequentemente per preparare gli inchiostri (rispetto a qualsiasi altra sostanza che potessero usare… quella era decisamente la più a buon mercato ;-P). In certi monasteri esistevano addirittura degli appositi locali adibiti alla, ehm… conservazione, in attesa che il tutto venisse poi utilizzato.

    Scommetto che, da oggi in poi, non oserai più toccare un manoscritto 😛

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