Suibhne parte per la guerra. Un sogno, un poliziotto cattivo ed Emanuela Orlandi

Sono in una grande piazza di una città straniera, potrebbe essere una capitale centro europea. Sto guardando un monumento, sono con un mio amico ma non ricordo chi è, e sto parlando al telefono. Mi sento chiamare con due colpettini sulla spalla, è un uomo alto, grosso e calvo, con una uniforme grigia che mi pare da guardia giurata, che parla in una ricetrasmittente in una lingua slava, capisco solo Emanuela Orlandi. Fa segno di seguirlo, io e il mio amico lo seguiamo. Dopo qualche passo inizia a parlare in italiano, dice che è della polizia e ci chiede i nostri magneti, che capisco essere una dotazione particolare dei poliziotti, come il distintivo o la pistola. Dico che non sono un poliziotto, che si deve essere sbagliato ma lui inizia a dire che ci aspettavano e che devo smetterla ed è molto aggressivo, come i comandanti dell’esercito nei film americani. Arriviamo davanti a un negozio vintage molto fornito di oggetti militari, dice “Se non avete i magneti mettetevi la vostra uniforme mimetica e dimenticatevi quel che sapete sul militare”. E’ sempre molto aggressivo, capisco che non tornerò a casa per chissà quanto tempo e che sto andando in guerra. Dico, un po’ irriato, che non ho l’uniforme, ma l’uomo ormai si è allontanato incazzato, parlando nella ricetrasmittente, c’è un altro ragazzo dentro che capisco essere un carabiniere e cerca di fare il poliziotto buono, io polemizzo e ripeto che non ho una divisa. Mi dicono di prenderne una là dentro, prendo quella appesa fuori dal negozio, è una mimetica un po’ rovinata, guardo la taglia, è una 42 e dico “E’ la mia taglia”. Sono un po’ preoccupato, il carabiniere dice “Sarà il caso che non piangiate più… ma forse non avete pianto…”. Io dico che non ho pianto e che l’unico motivo per cui potrei piangere, in futuro, è se dovessi perdere gli occhiali, perché a quel punto sarebbe davvero un problema. In quel minuto mi accorgo di avere le lenti a contatto, inizio ad essere angosciato dall’idea di non poterle cambiare e mi maledico per non aver portato gli occhiali di riserva.

Mi sveglio. Io non ho idea di cosa possa voler dire ma sono stato piuttosto contento, stamattina, di risvegliarmi nel freddo di casa mia e di non dover partire in guerra. Forse il sogno mi vuol dire che sono preoccupato per qualcosa, forse è un sogno premonitore o forse devo solo giocare il 42 al lotto sulla ruota di Budapest, non so.

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8 pensieri su “Suibhne parte per la guerra. Un sogno, un poliziotto cattivo ed Emanuela Orlandi

  1. io sottolineerei piuttosto che non molti militari possono permettersi di portare un’uniforme taglia 42 🙂
    sei sempre un figurino!

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