Tra Clouseau e Cutugno, l’Italia degli anni ’70 in un film di oggi

Se un film francese dà, nel trailer, molto spazio a Toto Cutugno beh, quel film francese è un film che vedrò. Ed è per questo che oggi pomeriggio, sfruttando la mia UGC Illimité, sono andato a vedere Gamines, di Éleonore Faucher, tratto dal romanzo omonimo dell’attrice Sylvie Testud, che fa la parte di se stessa.

Fine anni ’70, le tre gamines Corinne, quella più grande e più seria – finirà bibliotecaria -, Sybille, quella mediana, ribelle e bionda! – finirà regista -, e Georgette, la piccolina, che un giorno sarà infermiera, vivono assieme alla mamma Anna Di Biaggio, immigrata a Lione coi genitori quando non aveva ancora iniziato la scuola. Anna (Amira Casar, candidata ad essere la mia attrice preferita) non è la figlia che i suoi avrebbero sognato: ha voluto studiare, lavora e soprattutto ha divorziato dal marito, un francese che faceva l’artista e che non riusciva a mantenerle ma “Un cattivo padre è meglio di nessun padre”, dicono.

Non vi dirò altro della trama, raccontata con gli occhi di Sybille bambina e con quelli di Sybille adulta, tornata a Lione per presentare un suo film dopo anni di assenza e alla perenne ricerca del padre. Da una parte, infatti, vorrei evitare gli spoiler (anche se non credo verrà mai distribuito in Italia, anche se…) dall’altra, soprattutto, intendo proseguire il viaggio nell’Italia vista da altrove (dopo questo e questo).

La presenza dell’Italia nel film è costante, attraversa le diverse scene grazie ad alcuni elementi in grado di rappresentarla ed evocarla. C’è una onnipresente famiglia assai allargata a zii e padrini, c’è l’ineluttabilità del baffo e c’è una colonna sonora italiana, anche se per la verità un po’ scarsa. “Perché perché”, che credevo fosse cantata da Adamo, ma apprendo essere stata la sigla della TV dei ragazzi ad opera di un certo Aline; “Le dirò parole blu” di Christophe, la versione italiana di un classico francese un po’ melenso, e l’onnipresente “L’Italiano“, filo conduttore del film, cantata dalle gamines sia negli anni ’70 che al giorno d’oggi, anche se Toto Cutugno l’avrebbe scritta solo nell’83.

C’è una parte del film, inoltre, che si svolge in Italia, in un paesino del Sud, probabilmente della Calabria (“Vedi, l’Italia è fatta come una scarpa, Roma sta qui e noi stiamo andando qui” dice la madre toccandosi la punta del piede). Devo dire che sono le scene più imbarazzanti del film, per un parlante italiano. Andando al risparmio, infatti, la regista ha deciso di non assumere attori italiani e il risultato, quindi, è che le tre gamines e la signora Di Biaggio paiono arrivare non tanto in Calabria quanto nel paese di Clouseau: “Ma comé sieté grascilì!” dice una anziana un po’ curva, “Ma lei è bionda!” dice un’altra, e il paese si sorprende. Ora, io non sono mai stato in Calabria e ho visto gli anni Settanta soltanto per otto mesi ma mi sento di escludere che la gente potesse sorprendersi a vedere gente bionda. Come se non bastasse, i pochi italiani scritturati parlano o in romanesco o con un pesante accento sardo, usano dei francesismi francamente fuoriluogo (“una peintura” è un dipinto, ad esempio) o dei paroloni non troppo adatti ai contadini calabresi.

L’Italia del film è un paese lontano lontano, in cui la famiglia è una entità larga, sempre presente, di solito per criticare. E’ un mondo passato, da cui Anna cerca di emanciparsi, rivendicando un proprio ruolo di donna prima che di madre, correndo il rischio di non essere capita, correndo il rischio di essere, a volte, assente. Mentre scorrevano i titoli di coda e si sentiva Cutugno per l’ennesima volta, mi son chiesto quanto è lontana, quell’Italia con le donne in cucina e gli uomini coi baffi, con le canzoni allegre e le ragazze madri malviste. Sembra lontana, remota per certi versi. Ma lo è davvero? Di certo lo è quella della canzone di Cutugno, le autoradio non si portano più in mano, i canarini sono passati di moda, e la crema da barba, ormai, è anti aging.

I.
Anna, rivolta alla madre rossocrinita di due compagni di scuola di Sybille: Partiamo per l’Italia quest’estate!
Rossocrinita: Ah, l’Italia è bellissima! Però fate attenzione, è un paese di ladri quindi tenete d’occhio le vostre cose!


II.
Sybylle spiega alla sorellina Georgette come si sceglie che mestiere fare: Ma no, le donne spagnole fanno le portinaie o le pulizie, le donne italiane fanno le commesse, hai capito? Dipende dalla nazionalità!

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9 pensieri su “Tra Clouseau e Cutugno, l’Italia degli anni ’70 in un film di oggi

  1. non sei molto gentile a collegare Toto Cutugno a me, ma non finirò mai di ringraziarti per la meravigliosa perla… certo, ora dovrei trovare qualcuno che parla quella lingua là (che cos’è? hindi? urdu? calabrese?) perché mi traduca il testo… sono commosso, comunque…

    tu invece potresti tradurmi questa

  2. Purtroppo non so (ancora) la lingua di quel video, quindi non posso aiutarti 😉 Credo che in genere i film di Bollywood sono in hindi, se non altro per questioni di diffusione.

    Riguardo la canzone di Tina, mi sorprende che non mi sia venuta in mente prima conoscendo il tuo interesse per le canzoni straniere che parlano dell’Italia. A ogni modo ora che mi hai stimolato credo che ci farò un postolino. Potrebbe sorprenderti.

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