La valigia verde, di plastica dura

Niente, non si chiude. La valigia verde, di plastica dura, non si chiude e neanche se mi ci siedo sopra, si chiude. Levo qualche libro, che metterò ahimé nel bagaglio a mano, levo la brocca di vetro che dovrà sostituire quella che ho rotto, su a Parigi, una mattina che ero soprappensiero e mi son dimenticato di mettere l’acqua nella macchina del caffè americano. Dovrei levare anche le scarpe, il cappotto leggero e – soprattutto – la mia nuova veste da camera, che mi rende un piccolo lord che non muore di freddo appena uscito dal letto.

Mia madre mi guarda con la faccia di chi te l’aveva detto che avresti dovuto farla prima, la valigia, così avevi più tempo per ragionare su cosa portare, la faccia che sottintende questo e che ci tiene che tu te ne accorga. Poi si illumina e fa la faccia di chi sa come risolverti i problemi, come un fantasista di genio dice “Vuoi mica un sacchetto salvaspazio? Di quelli in cui togli l’aria e risparmi spazio?”. Io la guardo con la faccia di chi si chiede se esistano davvero, se non siano soltanto miracoli dei film di fantascienza o delle televendite e soprattutto di chi si chiede quando mai li avrà comprati e per cosa.

Lei mi porta un sacchetto di plastica con i girasoli impressi, io obbedisco agli ordini e metto dentro i maglioni di lana, mutande, pantaloni, calzini “Che senza aria muoiono anche tutti i microbi!”, chiudo e aspetto. Lei si presenta con un aspirapolvere, agita il tubo come Calamity Jane agita le rivoltelle, lo appoggia alla valvola e ssssssssssssssssss il sacchetto si rinsecchisce, i maglioni si liofizzano e lo spazio si salva. Ora posso sedermi sulla valigia verde, di plastica dura, e chiuderla.

La brocca di vetro, però, quella non ci sta proprio.

Il volo parte domani, 12 gennaio, alle 13.25. Stavolta non dovrebbero esserci problemi di aeroporti chiusi, di voli cancellati o di atterraggi rimandati, come quando son tornato in Italia prima di Natale. Il problema, domani, saranno i sette piani con la valigia verde, di plastica dura.

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4 pensieri su “La valigia verde, di plastica dura

  1. Ma la brocca di vetro non ti converrebbe comprarla a Parigi? Penso che anche in Francia si trovino brocche di vetro come in Italia, no? 😛

    Uh, una cosa: quando arrivi a Parigi, il sacchetto salvaspazio trattalo benissimissimo. Coi guanti.
    Non so come sia stato possibile, ma una volta mia mamma ne aveva comprato uno e, dopo aver tirato fuori le coperte che c’erano dentro, l’aveva abbandonato a se stesso sul fondo dell’armadio. Coi mesi, il sacchetto s’è appallottolato, spiegazzato, e alla fine, a forza di star piegato malamente nello stesso punto, sulla plastica s’è prodotto un taglietto.
    Ovviamente il sacchetto ha smesso di funzionare, perché se ci aspiri l’aria che c’è dentro e il taglio fa rientrare l’aria che c’è fuori, ha un bel da fare ma la magia non si ripete.
    Quindi, ecco, trattalo bene. Non fare come mia mamma 😛

  2. Confermo la fragilità dei sacchetti salvaspazio. Tanto si romperanno alla terza utilizzazione.
    Io con la veste da camera verrei in bnf: oggi é davvero gelida (e in più sono in sala W). A presto.

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