Airport 2009 ovvero: Di cosa ha paura chi ha paura di volare

L’aereo ci stava mettendo un po’ troppo, ce ne eravamo resi conto un po’ tutti: la famiglia tedesca, la signora ungherese, la famiglia genovese vociante ma discreta, quello che conosco ma che faccio finta di no, pure quello con la felpa del Genoa, di ritorno dal lavoro in Cina o quello del Basso Piemonte che era in Giappone, qualche ora fa. Pure le hostess se ne erano accorte ed è per questo che il capitano interviene, dice che siamo a seimila metri d’altezza e ci sono meno venti gradi, abbiamo superato a est Milano e stiamo per attraversare la Pianura Padana, tra mezz’ora – dice – atterriamo. Ma c’è vento.
Le luci spente, il buio da tutte le parti, una luce sulla mia testa che illumina Testori, che mi bevo con gusto. Posizione 6F su questo aereo che sembra guidato dal Barone Rosso, dall’oblò l’elica che vortica e fa un rumore dannato. Poi le nuvole grigie e un buio pesto, nessuna luce sotto di noi e iniziamo a scendere. E’ a quel punto che tutto inizia a tremare davvero, la luce sopra di noi fa plin, le mani si stringono ai braccioli e guardo fuori cercando di vedere una luce ma non ce ne sono. Uno scossone più forte, vedo una nebbia e una luce in fondo. “Mio dio, stiamo andando verso la luce, mio dio sto raggiungendo Funari…” e invece no, perché vedo a Lanterna, a cava, lazzû o mêu e mi dico, scemo che sono, sorrido e mi do pure un colpetto sulla fronte. Lo vedo scendere su Cornigliano ma mi pare che non sia proprio sulla pista, lo vedo scendere e sotto c’è il mare. Non il mare come quando si atterra a Genova e tutti dicono “Toh! Sembra che si atterri in mare!”, è proprio il mare aperto, dove al massimo si ammara, ma non oggi, spero. Inizio a chiedermi “Dov’è che sta il giubbotto impermeabile? Sotto la sedia o sopra la testa?”, sto per prendere le istruzioni nella tasca davanti ma poi mi dico che non è il caso. Tutto l’aereo è in silenzio, apprezzo la cosa e finalmente capisco di cosa ha paura chi ha paura di volare.
Risaliamo, si vede che ha preso male la mira, il nostro capitano. Nessuno ci dice niente e dopo un tempo imprecisato vediamo un po’ di costa sotto di noi, ma non la riconosco mica… forse siamo a Voltri, forse addirittura a Savona? chi lo sa, iniziamo a scendere la l’aereo trema troppo, scende ma trema troppo e ho visto troppe volte Airport e pure la prima serie di Lost per non chiedermi se io sono un personaggio da durare fino alla fine oppure no. Sono più bambina da trapiantare o steward che muore per salvare una vecchia ungherese? sono più Hurly, Jack, Rose, Bernard, il comandante dell’aereo, Ana Lucia? E se fossi Richard Alpert? Quando l’aereo è troppo in basso perché io stia tranquillo, quando mi viene quasi alle labbra un atavico pateravegloria, quando ho pensato un patetico “Almeno ho visto la lanterna per un’ultima volta”, quando sdrammatizzo e penso a Studio Aperto che dice “Aveva scritto su facebook Parto ma non so se arrivo, si schianta a largo di Genova”, in quel preciso istante il capitano risale e va su e su e su e io capisco che questo qui mica riesce ad atterrare e mi dico “Ma sai quante volte l’avrà fatto? sono professionisti questi!” e il silenzio dell’aereo mi fa pensare che tutti stan pensando la stessa cosa.
Ritorniamo tra le nuvole e dopo un po’, un interminabile po’, tanto interminabilmente estensione degli animi nostri da sembrare due ore di po’, l’hostess bionda – la più bionda delle due – si scusa e dice che stiamo per atterrare a Pisa, che c’era troppo vento e che sentite mica è il caso di rischiare! Tutto l’aereo si sente sollevato, risa di gioia e di scampato pericolo ovunque, nessuno che si lamenta e nessuno che protesta, tutti a dire “Beh, se non se la sentiva…” oppure “Certo, non è mica colpa di nessuno…”. Quando qualcuno provava a dire “Beh, però secondo me poteva atterrare” veniva zittito da un “Scusi, ma cosa ne sa lei?”. Nel giubilo generale atterriamo a Pisa, dove la temperatura è di 4 gradi centigradi e il capitano ci chiede scusa.
Si figuri, capitano…
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10 pensieri su “Airport 2009 ovvero: Di cosa ha paura chi ha paura di volare

  1. Il rientro è stato un’odissea anche per me e soprattutto ricordo bene la sensazione del dirottamento causato da maltempo. Compatisco, mon ami. Tra l’altro io non so te ma ne ho già le palle piene e sono a casa da meno di 48 ore…!

  2. pozza basta terrorismo mediatico!

    Sai quante volte mi è capitato??

    C’è una cosa che mi perplime, però: le hostess non hanno detto nulla quando l’aereo ha preso quota?
    In teoria, per procedura, quando l’aereo risale perché non è sicuro atterrare ci dovrebbe essere un annuncio che suona più o meno così: “Ladies & Gentlemen the captain decided to climb back up instead of continue landing, this is a normal procedure in case of bad weather conditions or for operational reasons, please remain seated with your seatbelt fastened, the captain will let us know as soon as possible.”

    Ora sei a casa pirletta?

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