Mamy Blue: Nicoletta e la Nutella

Se voi cercate “Nicoletta” su google o su youtube, così come su wikipedia, avrete qualche problema a sapere tutto sulla prima interprete di Mamy Blue.


1944, c’è la guerra e in un paesello dell’Haute Savoye una ragazza con dei problemi mentali dà alla luce una bambina, Nicoletta. La piccola cresce in quello stesso villaggio, senza conoscere il padre, tirata su dalla nonna. La nonna, che la bambina chiama Mémé, non è una donna qualsiasi: lavora in fabbrica (era responsabile sindacale nel ’36) ha un marito alcolizzato, ha perso due figli in guerra, ha una figlia ritardata ma tira su la bambina in modo austero ma affettuoso. Ah, e ama molto Charles Trenet. Una mattina Nicoletta, sta in piedi in panetteria, entra un uomo alto e bruno e una sua vicina di casa le dice “Sai chi è quello?”. Lei non ha neppure bisogno che l’altra dica “E’ tuo padre” perché lo capisce ed è uno choc. Per giorni pensa di andare da lui e dirgli “ciao papà” ma poi decide di non fare niente. Nicoletta cresce, non sopporta più l’atmosfera del paesino, non sopporta più sua madre e parte per Parigi.

Non ha ancora diciassette anni e inizia a fare la dj nelle boîtes della città, viene notata e nel ’66 incide il suo primo 45 giri: L’Homme à la Moto, non se ne accorge quasi nessuno. Ma l’anno dopo, Nicoletta esplode. In una Francia dominata dalle paperette yé-yé si pone come un tipo diverso di donna: non particolarmente bella, per niente bambina, con una propria visione del mondo e – finalmente – una voce. Esce prima con La Musique


poi con Il est mort le soleil. Con questa canzone Nicoletta inizia a fare il giro del mondo, va in America dove incontra Ray Charles. Lui la sente cantare e dice damn’! Poi le chiede di poter inciderla anche lui, e diventa The sun is dead. Nicoletta è, adesso, una star, «l’idole des idoles», come dice la stampa: collabora con Johnny Hallyday, con Aznavour, con Léo Ferré, con chiunque in pratica. Torna al villaggio, per la prima volta dopo anni, seguita dalle telecamere di France Télévision, incontra di nuovo sua nonna che, con una certa rude dolcezza dice che sì, la bambina ha avuto successo ma si volta pagina e si vive come prima. Nicoletta la porta a Parigi, vuole farle conoscere Charles Trenet che le ricorda uno dei suoi figli morti in guerra. Si vedono una sera a cena, Mémé è molto emozionata e Charles Trenet è sorpreso: “Signora! lei assomiglia moltissimo a mia madre” dice, prima di cominciare a cantarle Le Jardin extraordinaire. Nicoletta continua a incidere successi su successi, ma il più grande arriva nel 1971. Sua madre è appena morta, lei ne parla con Hubert Girard e lui scrive una canzone: Mamy Blue. Sì, la canzone che hanno cantato tutti, da Dalida a Ricky Shane, e che è diventata una pubblicità della Nutella (Nutella / Nutella tu lo sai / ti dà di più, che è la versione in cui io la ricordo sempre) in realtà parla dei rimorsi di una figlia per non essere stata vicino alla madre malata di mente.

Poi, come sempre accade, inizia il declino. La voce resta soul ma non ci sono più le canzoni adatte e poi, signori, arrivano gli anni ’80 e poi i ’90… Nicoletta, si dà al gospel, che la consola dalla morte della nonna, e scrive un libro sulla sua infanzia. Poi nel 2002 Star Academy sceglie La musique come sigla e allora ritorna un po’ famosa.

Nicoletta è una specie di Iva Zanicchi che non si è mai messa a fare OK, il prezzo è giusto perché le bastava la musique. E soprattutto non ha mai fatto politica, per questo a me Nicoletta piace molto, da quando l’ho scoperta l’altra sera, ospite della versione francese dei Migliori anni.

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5 pensieri su “Mamy Blue: Nicoletta e la Nutella

  1. Ti ringrazio per avermi dato questa opportunità, visto che su questo argomento vado annaspando in tutto il web alla ricerca di dati concreti. Approfitto per complimentarmi per il tuo goliardico e simpatico modo di porti nel condurre questo blog e vorrei con spirito costruttivo, esprimerti un personale pensiero circa questa storia che ritengo molto interessante e convincente, effettivamente non facile da pescare nel web e aggiungo che ci siano troppe notizie discordanti su come sia nata la canzone “Mamy Blue”. Così come da te premesso, ritengo che Wikipedia in questo caso, non sia molto credibile, in quanto non c’è uniformità tra le pagine dove si parla della canzone e, per ragioni di coerenza, nell’avvalorare ciò da te descritto, avrei apprezzato maggiormente se ne avessi citato le fonti.
    Sono un curioso pensionato di 62 anni, appassionato ricercatore non professionista sulla musica leggera degli anni 60 e 70, che si sta arrovellando per mettere un po’ d’ordine alle tante incongruenze riscontrate sulla canzone Mamy Blue. Intanto l’unico dato inconfutabile è accertato che il brano venne composto dal francese Adrien Yves Hubert Giraud, che ne completa l’opera scrivendo anche il testo in lingua francese in dicembre del 1970. Altro dato certo è che questo autore-compositore risulta tutt’ora l’unico avente diritto in SIAE, mentre nell’enciclopedia collaborativa citata, si afferma che il brano venne venduto ad Alain Milhaud, produttore del gruppo spagnolo Los Pop Tops, con sede della propria attività in Spagna e da qui nasce la fantasia che detto gruppo sia stato il primo ad aver inciso la hit internazionale Mamy Blue, cantata in lingua inglese e non c’è nulla di più sbagliato. Altro dato contrastante, sempre in Wikipedia, dove si afferma che quattro mesi dopo la composizione(in francese)del brano, la prima esecuzione, è stata della allora esordiente Ivana Spagna(che la canta in italiano), noncuranti del fatto che tale registrazione invece risale a nove mesi dopo, settembre 1971. Poi, la difficoltà nel rintracciare chi sia stato effettivamente il primo performance è dovuto dalla noncuranza di chi dichiara parzialmente i dati, omettendo per leggerezza o volutamente per mera speculazione, il giorno e il mese di emissione del disco, che nella maggior parte dei casi si trova stampato nella parte liscia, non incisa del disco stesso.
    Ti chiedo scusa per essermi dilungato, ma lo ritenevo necessario, almeno per fare un minimo di chiarezza e, ti sarei grato se mi citassi le fonti delle tue affermazioni circa il racconto delle vicissitudini personali che la cantante francese Nicoletta espone all’autore francese Hubert Giraud, dove poter accertare in maniera assoluta ciò da te descritto.
    Distinti saluti.
    Ignazio.

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