World AIDS Day: Il carretto cambogiano e l’Italia del 2009

Il ragazzo sale su un carretto trainato da un mulo, dove sono già sedute una vecchia, una bambina e un altro uomo. Sembra di stare due secoli fa, ma è il 2007 e siamo nella campagna cambogiana. “Fermi!” dice il ragazzo “ho dimenticato i calzini!” e la moglie, che rimane al villaggio a tirare su i bambini mentre lui va in città a cercar fortuna, corre in casa e gli porta un paio di calze di spugna che lui infila subito. “Ma che idea, partire per la città senza le calze!” scuote la testa la vecchia. Il carretto fa per ripartire ma “Fermi! ho dimenticato il cappello!”. Scena analoga, il carretto si ferma e la moglie corre premurosa in casa per portargli un cappello perché possa ripararsi dal sole. La vecchia scuote ancora la testa “Ma come si fa a dimenticarsi il cappello!”. Il carretto sta per ripartire ma questa volta è la moglie che lo ferma “Aspettate!” corre in casa e dà al marito un impermeabile e una scatoletta. La vecchia aggrotta le sopracciglia, ha capito cos’è e a cosa serve l’impermeabile ma cosa è quella scatoletta? “Preservativi” gli sussurra in un orecchio l’altro ragazzo. “Ma come! Tu vai in città per cercare lavoro mica per…” agita inorridita il dito davanti al ragazzo, come una Binetti qualsiasi. “Io voglio molto bene a me stessa” dice la moglie “ed è per questo che preferisco prevenire invece di curare”. La vecchia sorride, annuisce e pare convinta. Il carretto, finalmente, parte.

Questo è uno spot anti AIDS visto su Arte. Lo passa la televisione cambogiana che, notoriamente, non è molto all’avanguardia. Pensate che esiste un canale di proprietà del governo, uno di proprietà della famiglia del primo ministro, uno di proprietà della figlia del primo ministro e un’altra di prorietà della moglie del primo ministro. Poi esiste un canale privato dal profilo molto ggiovane, che però preferisce non rappresentare scioperi, manifestazioni contro il primo ministro, né parlare del genocidio a opera dei khmer rossi “per non sembrare una televisione di opposizione”.

OK, è uno spot didascalico, un po’ ingenuotto. OK, propone un’idea di famiglia che fa inorridire il papa (ma d’altra parte in Cambogia si dice che un uomo non può mangiare riso tutta la vita). OK, la Cambogia è il paese con maggior diffusione del contagio da HIV nella regione. OK… OK, però da quant’è che in Italia non si fanno spot contro l’AIDS e da quanto non c’è una campagna per la prevenzione?

E che a nessuno venga in mente l’alone viola, gli occhi bianchi o altri messaggi ghettizzanti e colpevolizzanti, vi prego…

Questo io lo scrivevo qui il 26 marzo del 2007. Due anni e mezzo dopo siamo allo stesso punto: mentre l’attività della Lila (e delle altre organizzazioni) è splendida, efficace e meritoria, gli spot e le campagne informative istituzionali sono colpevolizzanti o, il più delle volte, elusive. Stamattina ho visto lo spot di Ozpetek con Mastrandrea: fate il test, dice, e sembra che se uno fa il test poi è tranquillo. Non dice una volta preservativo, profilattico, condom, guanto, cappuccio, gondone (variante transapenninica goldone) e tutti i duecento modi con cui chiamarlo.

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5 pensieri su “World AIDS Day: Il carretto cambogiano e l’Italia del 2009

  1. Osceno, quello spot.
    Però, Suì, forse due paroline su quell’ipocrita di Ratzinger avresti dovuto spenderle. Due giorni fa il Sommo Pontefice ha invocato un “maggiore impegno” per contrastare la malattia.
    Se siamo a questo punto, e cioè peggio della Cambogia, la responsabilità è di alcuni nomi e cognomi ben precisi.
    Bisogna dirle le cose, anche se sono ovvie e banali.
    Oggi più che mai.

  2. O bella, non mi ricordavo che ci fosse Laurie Anderson, come colonna sonora della gente viola.
    (Brutto, Ozpetek. Lupo Alberto non era male, però)

  3. Ma certo, figuriamoci! Il papa va biasimato sempre… però è anche vero che il compito di tutelare la salute pubblica ce l’ha il (vice)ministro della sanità e quindi se non lo fa per ignoranza, servilismo o pudore è molto più grave, quando non criminale… 

    Lupo Alberto, infatti, non era male ma fu molto criticato dall’allora ministra Jervolino che impedì che venisse distribuito nelle scuole… Forse lo spot più efficace di sempre era “Di chi è questo?”

  4. Beh, un paio di anni fa c’era quella pubblicità dei due ragazzotti liceali-o-giù-di-lì che rischiavano di perdere l’aereo perché si rendevano conto di aver dimenticato di mettere in valigia i preservativi, e allora correvano a comprarli.

    In compenso, notavo giusto oggi che sui pullman di Torino è apparsa una pubblicità che informa sul fatto che i test per l’HIV sono anonimi e gratuiti. La cosa che mi ha fatto morir dal ridere è che è scritta in rumeno! 😛
    Non so se i rumeni si prendano l’AIDS più del resto della popolazione mondiale, ma se fossi un rumeno mi risentirei vagamente 😛

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