Pioggia, neve e zucche. Semantica esquimese, francese, genovese

Da una quindicina d’anni, da quando è uscito Il senso di Smilla per la neve, ogni tanto qualcuno dice «Ma lo sai che in esquimese ci sono cinquanta / ottanta / cento modi per dire neve?». In realtà pare che non sia proprio così, ma non è molto importante perché serve a dire: si capisce l’importanza di un’idea, un fenomeno o un oggetto in una società a seconda dell’assenza e l’esistenza di un termine corrispondente nella lingua della società oppure della sua moltiplicazione.

In genovese, ad esempio, esiste un universo semantico legato alla pioggia: non solo ciêuve, piove, ma bæxin-na, pioviggina, o sprin-na, pioviggina, ma un po’ meno. Per capirci: siete per la strada e la pioggia è molto rada? allora bæxin-nâ. Se invece siete per la strada, sentite quattro gocce, poi nulla, poi altre goccioline, iniziate a vedere l’asfalto bagnato? Bene, allora sprin-na. Mio padre, italianizzando, dice anche «Sprinetta!»
Ecco, io non so se in francese ci siano termini diversi da il bruine per dire “pioviggina!”. Però poco fa sono sceso per andare in lavanderia, con il mio immenso sacco blu dell’Ikea, e ho sentito sul volto qualche goccia distinta. Una. Poi un’altra. Per terra, nulla: marciapiede asciuttissimo. Però le gocce continuavano a cadere, sottili. Guardo in alto, guardo i parabrezza (il sole non è un lampo giallo al parabrise) e non si vedono le gocce che, comunque, con regolarità, continuano a cadermi in faccia. Questo è meno di sprin-nâ, molto. Chissà cosa è…

Finisco la lavatrice, asciugo e mi ustiono le dita con il tessuto bollente, mi chiudo bene la sciarpa e faccio per uscire. Ora non sprin-na, non bæxin-na e neanche ciêuve. Adesso dêlûvia, mi incazzo e cerco di mettermi in salvo il prima possibile, con scarso successo. Mentre faccio le scale e maledico ‘sta pioggia inopportuna mi chiedo per quale dannato motivo in francese  ci siano quattro modi per chiamare la zucca, Simona.

Adesso piove col sole e, come diceva mia nonna,
Quando ciêuve e luxe o sou, tutte e stregghe fan l’amou

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10 pensieri su “Pioggia, neve e zucche. Semantica esquimese, francese, genovese

  1. Perché ci sono molteplici deliziosi modi per cucinarla, forse? 😉 Devo mandarti una foto, a tal proposito. E’ iniziata la stagione della zucca, anche quest’anno. E se la Simo non va alla zucca, la zucca va alla Simo…

  2. Carissimo, i quattro nomi corrispondono grosso modo a quattro zucche differenti. E non hai citato il patisson, il patidou, la butternut… Io le adoro.
    PS: esiste il crachine, che dà l’idea dell’Altissimo che sputazza dall’alto dei cieli. Amen.

  3. anche tu – vedo – affascinato dalla varietà lessicale , vera o falsa che sia. Le parole non sono mai abbastanza, sempre troppo povere.
    grazie del pingback

  4. Vorrei solo dire che per costruire un igloo vengono impiegati diversi tipi di neve, ovvero c’è n’è uno per le “fondamenta” uno per il tetto, un altro per i rivestimenti e via dicendo. a noi sembra uguale, ma per un abitante del circolo polare c’è una bella differenza. usare un nome solo, sarebbe come usare lo stesso nome per il cemento come per l’intonaco per intenderci. da qui è necessario, distinguere con diversi nomi diversi tipi di neve e ghiaccio, da tener presente che in uno scenario dove il colore principale è il bianco si vanno a distinguere le diverse sfumature impercettibili per chi non è abituato.

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