Come ridicolizzare l’esercito, ovvero: John Denver, Ignazio La Russa e l’Unità Nazionale

You fill up me senses like a night in a forest
Like the mountains in springtime, like a walk in the rain
Like a storm in the desert, like a sleepy blue ocean
You fill up my senses come fill me again.

Cioè, più o meno: Riempi i miei sensi come una notte nella foresta, come le montagne in primavera, come una camminata sotto la pioggia, come una tempesta nel deserto, come un oceano blu, addormentato. Tu riempi i miei sensi, torna a riempirmi ancora. A cosa vi fanno pensare queste parole? No, non a Francesco d’Assisi. No, non a Licia Colò. No, non al glorioso stato del Colorado. No, non a un doppio senso sozzo, cari i miei lettori prude. Sono le parole di Annie’s Song di John Denver e sono state scelte da La Russa per sottolineare il pregevole spot che ho appena visto malgré moi su Rai Tre, dopo Passepartout. Vedete, questi sono gli effetti collaterali della freebox: scoprire grazie a Philippe Daverio che Sandro-Quartina-Bondi ha scelto personalmente i curatori del padiglione italiano alla Biennale (per la prima volta dopo la guerra, dice Daverio, dopo il fascismo, chioso io) e che La Russa ha fatto preparare uno spot per celebrare l’Unità d’Italia e le Forze Armate. Questo:

Ora: che Italia è?

I veterani, i bambini sbandieranti, la strada circonfusa di luce-discesa-in-campo, l’alpino con il mulo, i carabinieri, il netturbino, il vecchio alla finestra che fa Damiano, l’assistente di studio e spiega agli italiani che è ora di battere le mani, l’ombra del granatiere, dell’incrociatore, della freccia tricolore, perfino di un carrarmato (e apprezzo la sincerità). E poi Grazie Ragazzi, come fosse la nazionale.

Vedete, non è il messaggio: siamo tutti per l’unità nazionale, sosteniamo i nostri militari (magari io starei un po’ più attento a dove mandarli, a fare cosa e via di seguito…). E’ il modo: da Sabato del Villaggio, da pubblicità della Melinda, da Bello delle donne. Rendendo tutto prevedibile – l’alpino col mulo, i bambini con la bandiera – accoppiandolo con la musica da pianola Bontempi, la luce sfumata, l’immagine di una Italia da Baldan Bembo, da Viva la gente, la trovi ovunque vai si rende lo spot non tanto retorico, cosa che ci starebbe pure, ma imbarazzante, dilettantesco, inefficace.

Io me li immagino i larussa a entusiasmarsi perché si vedono di nuovo i tricolori in tv, “E non solo per il calcio” .  Vivendo in un mondo diverso, non solo in un’altra generazione, non si accorgono che è uno spot già dimenticato, che non sa toccare nessuna corda se non, forse, alle famiglie dei veterani della pubblicità e che, alla fine, ridicolizza il messaggio. Sta tutto nel vecchio che si affaccia e applaude: lo spot dice solo che dovremmo commuoverci, non ci commuove. E lo fa pure in modo goffo, con la musica di John Denver suonata dai falsi indiani delle Feste dell’Unità.

Boh, forse alla fine lo Stato non è solo il Tg1, come mi sembrava al consolato, ma anche la Fiat

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7 pensieri su “Come ridicolizzare l’esercito, ovvero: John Denver, Ignazio La Russa e l’Unità Nazionale

  1. che poi non vorrei dire, ma l’aereo e la nave e il carro armato e il brigadiere piazzati lì come ombra… mah… fa schifo a livello di effetto, non significa nulla. A quel punto era meglio metterci delle immagini sul campo, tanto per far capire che l’esercito non si limita a sfilare per le strade a ricevere applausi da vecchietti alla finestra ma va in Afghanistan a fare la guerra (ma forse questo non lo si doveva dire?)

  2. in realtà un messaggio onesto sarebbe: vanno a fare la guerra, che è una brutta cosa, ma lo fanno per l’interesse del Paese. Cioè, sarebbe onesto se La Russa fosse in buona fede… ma lasciamo perdere…

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