Trovare un’auto il sabato sera, anche un taxi. E una notizia, sul finale

Trovare un’auto alle otto di sera di un sabato di inizio estate in una città che fu capitale europea della cultura ma che non è capitale di nulla è una delle esperienze più snervanti che si possano vivere. Ieri, in uno degli atti mancati più classici dell’esistenza umana, ho dimenticato il matrimonio di uno dei miei migliori amici. In realtà non è stata una dimenticanza, ero soltanto convinto che fosse oggi il matrimonio, e non ieri. Per questo motivo quando mi ha chiamato alle sette di sera per chiedermi dove cazzo fossi, io sono caduto dalle nuvole, mi sono angosciato, mi son sentito una persona orribile e ho iniziato a cercare un autonoleggio per raggiungerli almeno alla cena. Niente, l’unico che ho trovato aperto era all’aeroporto e stavo già per disperare quando un aiutante magico mi ha prestato la sua Cinquecento nera: prendo il taxi (8 euro e 65) raggiungo il garage dove stava la macchina, salgo a casa mia, mi cambio, che non si può mica andare a un matrimonio in pantaloncini!, riprendo la macchina, prendo l’autostrada, esco a Serravalle Scrivia, prendo la statale qualcosa, giro a destra e – dopo un comodo sterrato in mezzo al bosco – arrivo al casale dove c’è il ricevimento. Sano, salvo e prima che qualcuno scarichi la pioggia di un secolo su questa porzione di mondo, tra Liguria e Piemonte.

Saluto gli sposi, trattengo la commozione alla vista delle fedi al dito dei due, che porcogiuda eravamo ragazzini pieni di speranze insieme e ora siamo qui, vestiti da pinguini, dieci anni dopo, con un piatto di ravioli in mano e un computer che non fa musica perché va in riavvio ogni due minuti.

Verso mezzanotte e mezza ritorno verso la città che capitale non è, e classicamente, mentre canta la Vanoni che l’aiutante magico mi ha fatto trovare nel lettore CD, penso a ciò che è stato e a ciò che è, a questa sera e a una notizia che vi darò più tardi.

Passo al Village, per aver conferma della tromba d’aria che ha spazzato via tutto, parcheggio l’auto del mio amico nel suo garage e sotto la pioggerellina inizio a camminare verso casa mia, che non è lontana, ma che lo diventa quando piove, sei vestito da pinguino e hai le scarpe di legno che fanno toc toc sull’asfalto e plof ciac nelle pozzanghere. Prenderei un taxi, ma il cellulare ha la batteria scarica. Mi guardo in giro, via Torti, via Donghi, sperando di poter alzare la mano, bloccare un taxi e farmi portare a casa e che crepi l’avarizia ma le uniche auto sono fiat che tornano da qualche serata, che son ormai le tre di notte, ragazzi. Entro in ogni cabina telefonica, ma non ho spiccioli. Provo con le carte di credito, non le accettano mai. Arrivo quasi sotto casa ed è in quel preciso istante che mi infilo una mano in tasca e mi ricordo di aver appoggiato le chiavi di casa sul sedile di una macchina parcheggiata mezzo post fa. Faccio un rapido screening di persone a cui posso chiedere ospitalità, prima di ricordarmi che ho il cellulare scarico e di non poterlo fare. Riprovo con le cabine telefoniche e finalmente ne trovo una che accetta la carta di credito e ottengo un taxi dove serve a me, venti centesimi dopo. Salgo, elegante come un pinguino in un pezzo di città dove di pinguini se ne vedono pochi, mi faccio portare al garage del mio amico e gli dico “Mi aspetti in macchina”, sentendomi Tom Cruise che fa il sicario e chiedendomi se il tassista si sarebbe fidato. Trovo le chiavi, torno all’auto e il tassista non c’è perché piscia in un angolo con la portiera aperta e il motore ancora in funzione, dimostrandomi che si fidava pure troppo.

Mi faccio portare a casa diciassette euro e settantacinque centesimi dopo, prendo l’ascensore, mi spoglio, mi lavo il viso, i denti, mi butto sul letto mentre inizia a sorgere il sole e penso che tra due mesi sarò altrove e che voi non lo sapete ancora e che forse dovrei scrivere un post per rifarmi vivo, per dirvi che da settembre mi trasferisco, che il contratto è per un anno ma che questa volta parto per non tornare.

Ascolto una canzone del random iTunes – First Day of My Life, tra l’altro, guarda i casi… – e mi addormento.

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