Certi bambini. Ti lascio una canzone

Ennesima mostruosità, stasera, su Rai Uno: Ti lascio una canzone, titolo che dovrebbe spingere Gino Paoli a chiedere i danni morali e la Vanoni a costituirsi parte civile. Il programma somma in sé i peggiori programmi della tv degli ultimi trent’anni: da Piccoli Fans (che all’epoca adoravo, ma solo perché ero un adorabile frugoletto che voleva cantare La gatta e accarezzare un cucciolo di leone mentre Sandra Milo carezzava la mia testa e rideva) a Bravo Bravissimo (che all’epoca mi piaceva, ma solo perché iniziavo a criticare con sagacia le performance altrui), ai vari Zecchini d’Oro.

E’ una gara, presentata dalla puerpera più celebre d’Italia coadiuvata da un residuato di Amici quando era ancora Saranno Famosi, e da una specie di giuria di qualità, stasera Claudio Cecchetto, Simona sempiterna Izzo, Barbara De Rossi, Amadeus di ritorno in Rai, e chissà come sta tremando Carlo Conti!.

I partecipanti sono bambini e ragazzini che vengono vestiti come alla comunione e che sono sottoposti a stress vocali inumani, a cantare come cinquant’anni fa e ad assumere posizioni ed espressioni che li condanneranno ai più orribili episodi di bullismo una volta tornati a scuola. Evidentissima l’impronta dei genitori, perché a quattordici anni nessuno canterebbe Albano e soprattutto nessun come il piccolo Ignazio Boschetto, nessun bambino siciliano con la capigliatura buffa si metterebbe a simulare romanesco per cantare Tanto pe’ cantà, come il piccolo Luigi Fronte (che son tutti piccolo, di titolo… il piccolo Lorenzo, la piccola Sofia, come si direbbe don Matteo o don Giovanni). Questi programmi fanno molto, molto più male delle isole dei famosi: rovinano delle vite in modo tangibile.

La Clerici chiama il bambino di turno, dice il nome, l’età – e più sono piccoli più sono bravi, ovviamente, miracolosi e miracolanti – e il numero per il televoto.

Il piccolo Federico, ad esempio, l’anno scorso sognava di partecipare a Ti lascio una canzone e cantava sul divano, con mamma e papà. Quest’anno, vestito di bianco come non si dovrebbe fare mai, lo sguardo atterrito e la zazzera che neppure io alla sua età, partecipa e sorride tanto quando canta, che glielo starà dicendo qualcuno, è lievemente in ritardo sulla base ma è intonatissimo, non ha ancora cambiato la voce e quando la cambierà sarà deluso e ancor più spaventato.

Perché niente di più triste c’è al mondo che i bambini vestiti e camuffati da adulti, ostesi ed esibiti, nascosti sotto abiti lucidi e interventi di parrucchiere impeccabili, obbligati a muoversi come nelle balere, a cantare come a Sanremo ’56, a rendersi ridicoli come piccoli freak davanti agli adulti gongolanti e commossi.

A me hanno sempre fatto paura e rabbia, quei bambini, da Shirley Temple alla bambina Pic Indolor, da Ciccio e Annuccia a Robertina, alla povera miss Colorado.

[Nota bibliografica: Teresa Ciabatti – che conosce bene la televisione per averci lavorato – ha scritto un bel libro sui bambini prodigio veri o presunti e la loro frustrazione una volta diventati adulti non all’altezza delle aspettative, soprattutto dei genitori. Il sottoscritto – che da bambino sembrava un genio e che ora ha fatto la fine che tutti sapete – ci si è ritrovato un po’, sappiatelo. E poi Certi bambini, di De Silva che dà solo il titolo a questo post e che va letto, come tutti i libri di Diego De Silva].

Più riguardo a I giorni felici

Teresa Ciabatti
Giorni Felici

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3 pensieri su “Certi bambini. Ti lascio una canzone

  1. Ecco, questo post non l’avevo letto a suo tempo, ma visto che l’hai linkato adesso ne approfitto per dirti che SONO PIENAMENTE D’ACCORDO CON TE.
    Ecco.
    A me fanno veramente impressione, questi bambini sbattuti in televisione ad atteggiarsi come se fossero adulti, a cantare canzoni da adulti, a muoversi come dei piccoli adulti… e veramente non riesco a capire cosa caspita ci sia di divertente in questa cosa, perché a me mette veramente la malinconia, altro che!
    Ad esempio a me piace, Lo Zecchino d’Oro, cioè, trovo che nel suo genere sia una cosa divertente, per i bambini: è un programma per bimbi, con bimbi che si comportano da bimbi, vengono trattati come bimbi, e cantano cose da bimbi. Carino, per un bimbo.
    Ma veramente non riesco a capire cosa ci sia di bello in un programma come questo qui, perché veramente non riesco a trovarlo nemmeno cercandolo col lanternino…

    (Sei la prima persona che trovo, che non stravede per Ti lascio una canzone and co. :-D)

    1. oddio, a me fa impressione anche lo Zecchino perché parla di un mondo che non esiste più e sembra fatto per gli ex bambini più che per i bambini di oggi, come ebbi a scrivere… però Ti lascio una canzone è decisamente peggio… ad ogni modo, secondo me frequenti gente sbagliata perché non è un programma così popolare tra gli under 50 senza figli!

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