Gli insetti della carta, Suibhne e i manoscritti

Questo post sarà postato stasera, con l’orario di adesso, ma già che son qui, in attesa, vi comunico… sono nella sala manoscritti occidentali (che si dice occidentaux e non occidental come dico sempre io) della Biblioteca Nazionale di Francia, sito Richelieu. La sala è come ve la immaginate: pavimenti di legno, banchi di legno intarsiato, piano di lavoro in pelle rossa, silenzio (ma meno del previsto), facce serie e seriose, un catalogo di minuscoli cassettini in legno, che nessuno usa visto che ci sono anche i computer per la consultazione informatica, tre sorveglianti, una all’ingresso, gentile, che ti dà un quadrato di plastica verde, spesso e duro, di 10 centimeti di lato su cui è stampigliato il numero di posto dove andarti a sedere, una infondo, che prende le tue richieste, scritte su minuti foglietti copiativi, come quando da bambino andavo alla De Amicis, ma solo a matita perché “Seul le crayon est autorisé” dicono scritte ovunque, come sugli autobus c’è scritto “Non parlare al conducente”, poi cambia la tua plaque verte con una plaque orange, uno al centro, che viene definito conservateur e che dovrebbe essere tecnicamente uno stronzo, a cui comunichi le richieste impossibili, cioè gli dici che oh, ti serve vedere il manoscritto tal dei tali, compili (a matita!) un formulaire ben più lungo e dettagliato (Nome? Cognome? Indirizzo? Telefono? Mail? Titoli accademici? Soggetto della tesi? Direttore della tesi? Perché vuoi vedere il manoscritto, eh? Vuoi mica il microfilm?) che poi comunicherà al President.

Perché tutte le biblioteche del mondo hanno un direttore, ma la Bibliothèque Nationale de France ha un President, che io immagino ancora più circonfuso di luce celeste che il Megadirettoregenerale della ditta di Fantozzi. Lo vedo là, regale (perché in Francia i presidenti sono re(g)ali, ve ne sarete accorti, e la rivoluzione e tutte quelle cose là sono tutte balle) mentre il tizio che di solito ti porta i microfilm gli porge il mio foglio, scritto a matita, sì, ma chissà con quanti errori ortografici… io le ho controllate tutte le s dei plurali, ma magari che ne so… ho sbagliato le desinenze verbali che questi stronzi qui mica fanno le riforme ortografiche che risolvono l’esistenza…

Il rapporto conflittuale tra dottorando e bibliotecario è noto, ci si detesta cordialmente, nella maggior parte dei casi e soprattutto in Italia, però ci si sente più o meno paritari. Il rapporto con i conservatori è del tutto differente, dalle loro scelte più o meno capricciose dipendono i destini di giovani ricercatori. Si raccontano leggende, sui conservatori capricciosi. Si racconta di quello che doveva vedere un manoscritto per la tesi di dottorato e non glielo volevano dare “Sticazzi” dice quello, e consulta solo il microfilm. Finisce la tesi, sta per consegnarla, poi il conservatore capriccioso gli fa vedere il manoscritto e tadan! lo sventurato scopre cose che il microfilm non può mostrare (che ne so… i colori delle rubriche, la fascicolazione…) e la tesi salta. Nelle versioni più drammatiche lui abbandona il dottorato e si fa frate, in altre si limita a fare un tour de force fino alla consegna, in altre ancora viene morso da un insetto della carta (si evince quindi che il codice non fosse pergamenaceo) e diventa un supereroe filologo contro le forze del male, che percorre il continente insegnando ai dottorandi a usare la macchina per i microfilm, evitando di fare saltare il negativo, mettendo dalla parte giusta la microfiche, combattendo contro i conservatori cattivi.

Ecco, io lo so che adesso il Presidente sta ridendo satanico e sta sbarrando la casella “incommunicable” sulla mia richiesta, gridando “Su être va il circonflesso, merdaccia!”. Ma so anche che c’è il supereroe filologo, che non ha ancora nome, ma che non può che chiamarsi LachMan: mi difenderà, manderà le sue mosche ammaestrate a scagazzare sulla e di être così che gli sembri un circonflesso e lo induca a barrare la casella “original autorisé”.

È un’ora e venti che aspetto che mi comunichino qualcosa e a ogni carrellino di metallo che passa ho un microbrivido. Perché qui i manoscritti li porta in giro una signora nera (ho il sospetto che sia quella che faceva la stronza in salle Y l’anno scorso e che è stata punita da LachMan che l’ha fatta declassare a portacarrello) con un carrello di metallo degli anni ’80, che sembra una barella per autopsie. Poco fa, invece, si è presentata la conservatrice che sta al centro della sala e che mi ha dato il foglietto bianco. Io non ho capito bene e devo avere fatto una faccia da scemo perché mi dice “C’est vous qui avez démandé bien le XXX?” e io dico “Oui, oui, merci…”.

Original autorisé, e una firma in un alfabeto sconosciuto, che deve essere l’alfabeto del pianeta dei Presidenti di Biblioteca.

Grazie LachMan!

Per i commenti “originali”, vedere qui

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