Il mostro della cantina. Brutte mutande e un trillo nel buio.

Se vi chiedessi in quale parte della casa credete sia più possibile accadano cose inquietanti, tra l’horror e l’infarto, cosa rispondereste? Sì, va bene il bagno ma sto in Svizzera dove nessuno psicopatico impagliatore di uccelli accoltellerebbe en travesti una bionda in fuga dopo aver rubato i soldi a una banca che si sta facendo la doccia. [Non fosse altro per il fatto che se rubi soldi a una banca, in Svizzera, vieni abbattutamolto prima che tu arrivi in un motel isolato dove tu possa essere giustiziata come UBS comanda.

Pensateci bene. Pensate a Nightmare. Pensate al posto che vi fa esclamare, sprofondati nella vostra poltrona con le ginocchia sotto il naso e un odio profondo per il protagonista del film, “Ma se devi scendere là sotto, almeno accendi la luce!”. Pensate a una scala di legno che scricchiola e una protagonista cretina che scende con una candela. Ecco, aggiungete che in Svizzera nelle cantine ci sono anche i bunker antiatomici e che questi assomigliano in modo inquietante alle camerate dei lager e ci siete. Solo che in cantina c’è anche la lavatrice ed è quindi con il coraggio dell’incoscienza (o di un protagonista di horror) che sono sceso, le braccia straripanti lenzuola, giù giù in fondo.

La scala di legno, come è ovvio, scricchiola. Gli interruttori della luce, fortunatamente, funzionano ma non sono affatto interruttori normali. Innanzi tutto sono messi in luoghi accessibili solo a iniziati o a eroi baciati dal destino come il sottoscritto e poi non si cliccano come tutti gli interruttori dell’universo ma si girano come fossero rotelle di una cassaforte o come fossero stati messi in opera cinquant’anni fa. Il corridoio è, indovinate un po’?, di cemento e a ogni passo si sente un certo clippiclap e l’eco che lo scalpiccio produce. Sul soffitto passano dei tubi che gorgogliano. In fondo al corridoio si scorge la porta del bunker con la scritta Vorsicht gialla. Sulla sinistra un dedalo di valvole, tubi e manopole. In fondo a sinistra la stanza con la lavatrice. Accendo la luce ed è là, con la bocca oscenamente aperta e con i comandi in romancio. Perché in questo condominio zurighese la lavatrice si comanda in romancio. Va bene, schiacciando un tasto si può cambiare la lingua in francese, tedesco, inglese e anche italiano però la lascio in romancio perché non mi capiterà mai più. Metto le mie lenzuola, quelle che hanno usato lei e lui quando sono stati qui e una certa quota di mutande&calzini. Metto nel vano preposto due misurini di detersivo a iperbassissimo costo che ho comprato alla Migros e attivo. Quindi apro l’asciugatore (perché qui, lo immaginerete, stendere non è possibile causa gelo e vicini) e ooooooh diamine! È pieno. Questo condominio deve strabordare italiani perché il martedì, dalle 12 alle 22, e il mercoledì, tutto il giorno, è il mio turno per usare la lavatrice e chiunque abbia messo i panni ad asciugare è un abusivo. Ma, ad ogni modo, che fare mentre la lavatrice romancia fa il suo lavoro? Tolgo i panni dell’abusivo e li metto da parte? Oppure questa cosa viene avvertita come decisamente sgarbata?E se questo arriva e mi vede che armeggio con le sue mutande? Magari mi prende per un maniaco, mi ammazza e si sbarazza del cadavere nel bunker. E se mi sbagliassi e il turno è il mercoledì e il giovedì? Inizio le indagini e trovo, appeso, un calendario che mi conforta del fatto che, se Dienstag vuol dire martedì, oggi è il mio turno. Beh, in fin dei conti se la legge è dalla mia parte, mi dico… e apro la porta dell’asciugatore.

In quel preciso istante parte un trillo a volume altissimo, una specie di telefono che suona ma non con una suoneria qualsiasi, non una suoneria scaricata da internet o comprata tramite una telefonata strozzina, no! era l’ur-trillo, l’idea di trillo, la trillicità, il trillo dei telefoni neri dei film noir, il trillo a cui voi pensereste dovendo pensare a un trillo ma che nella vita reale non esiste più. La prima cosa che penso, dopo che le palpitazioni erano tornate sotto quota 200, è “Ho scoperto qualcosa che non dovevo scoprire ed è suonato l’allarme! Dannati, non mi avrete!” quindi inizio a guardarmi in giro per scoprire l’origine del suono. Di certo non è la stanza della lavatrice, ma dove può essere? E cosa ci fa un telefono con quell’ur-trillo in cantina? Seguo il suono ma sembra provenire dal buio di una stanza chiusa da un cancello di legno invalicabile. Dico invalicabile sulla fiducia perché di certo non mi metto a valicare cancelli di legno per scoprire che ci fa un telefono in cantina. Ad ogni modo, tolgo i panni dell’abusivo dall’asciugatore, scoprendo che indossa un pigiama di bruttezza rara, delle mutande bianche (quel horreur) e deve avere dei piedi piccolissimi oppure avere sbagliato la temperatura del bucato perché i calzini non andrebbero bene a BabyMia. Quindi torno su in casa per meditare sull’accaduto. Che sarà stato? Non era un allarme, era il rumore di una campanella, di una sveglia antica, di un telefono anni ’30. Forse qualcuno vive in cantina dagli anni ’30, forse è una specie Harrison Ford svizzero, in fuga dalla polizia cantonale (e lo capirei), forse è un Humprey Bogart con la plastica facciale malfatta, forse è un fantasma dell’Opera che ha preso l’11 da Bellvue ed è sceso ad Hedwigsteig e che non ha ancora trovato una fanciulla da ossessionare, forse – giusto cielo! – è il covo di un gruppo di terroristi che vogliono capovolgere il democratico governo federale!

Ho iniziato le mie indagini, senza aspettare l’Interpol che la tira sempre per le lunghe, e ho interrogato laS. Lei sostiene che in cantina ci sia il telefono di un magazziniere. Ma perché un magazziniere dovrebbe avere un telefono in una cantina? E perché questo telefono dovrebbe suonare alle dieci di sera, visto che in ‘sto paese alle sei di sera tutti hanno smesso di lavorare? Humm… il mistero si fa fitto e laS non me la conta giusta…

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