L’autunno zurighese e il sussidiario

Vi ricordate le mattinate a scuola, alle elementari? Sono sicuro che a volte saranno state noiose, pesanti o difficili ma ne ho soltanto ricordi piacevoli e divertenti. Certo, quando la maestra faceva i dettati era una palla, quando ci faceva fare le verifiche sulle copiette (ma esistono sempre le copiette?) con tanto di cornicette, sarò stato un po’ impaurito ma tutto sommato io a scuola mi divertivo. Mi piacevano, soprattutto, i passaggi di stagione che all’epoca saranno stati su per giù come ora se non fosse che erano scanditi dal libro di lettura e non dagli allarmi dei tg. Verso ottobre iniziavano le letture sull’autunno, sulle castagne, sul mosto e sulle foglie gialle e rosse, era il periodo in cui si disegnavano i ricci di castagna e in cui abbiamo imparato che la castagna è il seme mentre il riccio è il frutto, se non ricordo male. Era anche il periodo in cui incollavamo le foglie gialle sugli album da disegno, quelli formato A4 con una grande scritta A4 in blu sulla copertina bianca. Poi a dicembre c’era la doppietta arriva l’inverno, con le letture sui passerotti infreddoliti, sulla neve e i bambini che la spalavano, sui pupazzi con le carote al posto del naso e gli alberi sempreverde, e arriva il Natale, che si esplicitava in letture religiose e dettati sulla tradizione dell’abete ed era anche il periodo in cui la maestra ci faceva fare il regalo per i genitori, vale a dire un angioletto di gesso o qualcosa di simile.

E poi la festa del papà, Pasqua e la primavera (la pipa in gesso, le ovette dipinte, i fiori di ciliegio) e il 25 aprile, la festa della mamma e l’estate (Bella Ciao, i cuori rossi di feltro e il libro delle vacanze).

Adesso non vado più alle elementari e, come mi sono accorto con dolore qualche tempo fa, le stagioni sono scandite dalle pubblicità in TV o le vetrine dei negozi. Però qui a Zurigo mi sembra di vivere per la prima volta un autunno da libro delle elementari perché, intendiamoci, le stagioni di Genova non sono mai state sincronizzate con quelle del sussidiario o del libro di lettura, la neve non si vede mai e gli alberi… ci sono alberi?
Invece qui è tutto come nelle fotografie e nei disegni di quel libro di metà anni ’80: gli alberi sono frondosi, gialli e rossi, come in Turgovia, ci sono uomini rubizzi che con delle scope di saggina spazzano le foglie cadute e le buttano in cestini di metallo con le rotelle, la gente si stringe nelle sciarpe (soprattutto se è abituata a climi più miti) e agli angoli delle strade ci sono capannelli di persone che comprano un cartoccio di caldarroste o, come dicono qui, Heissi Marroni.

Wet leaves

A Zurigo le stagioni si vedono, a quanto pare.

Per i commenti “originali” vedi qui

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