Frammenti

Anche oggi sull’eurostar da Roma la gente parla troppo. Io preferisco gli intercity, è inutile! E’ una questione di probabilità: è molto meno probabile trovare persone vocianti in uno scompartimento a sei di IC che in un vagone di eurostar da una novantina di posti.
Oggi, ultima sera di un ponte, viaggiano alcune tra le categorie più grandemente moleste e compiutamente nefaste: i Gruppi organizzati e Chi non è abituato a viaggiare in treno. Entrambe le categorie sono molto, molto peggio delle altre due: Bambini e Emigranti interni che tornano dalla / nella regione d’origine decantando la bellezza delle terra natia, la semplicità dei costumi dei tempi andati e la bontà del pane casereccio in una riedizione di strapaese vs stracittà. Ovviamente ancor peggio sono le categorie ibride, come i gruppi di bambini o gli emigranti che di solito non viaggiano in treno.
Insomma, non riesco a studiare né a leggere. Ho dormito da Livorno a Grosseto, ma poi non ci riesco più. Ho smaltito abbondantemente stamattina le fatiche (soprattutto psicologiche) di una cerimonia nuziale ad Ariccia, un viaggio a/r da Roma a Castelgandolfo in 5 su una Mini e di una cena di matrimonio. Ripartiamo da Massa Centro che imbrunisce ed è il mio personale solstizio: di inverno a Civitavecchia è già buio. Tanto vale, mi dico, ascoltare ed osservare, che poi è la cosa che faccio meglio.
Purtroppo questa volta c’è anche di che annusare. Di chi saranno le scarpe da ginnastica che mi infastidiscono da duecento chilometri? fortunatamente l’odore segue le correnti d’aria e non è quindi costante. La maggiore indiziata, la vociante signora seduta dietro a me, si rivela innocente quando dimostra di avere i sandali. Peggio per lei, con quest’aria condizionata gelerà. Il colpevole è il sosia di Luciano Emmer che mi siede davanti, oltre il corridoio. Viaggia assieme alla moglie, taciturna come sono solo le mogli di pressanti ragionierfilini. Sono reduci da qualche giorno a Roma e lui ha acquistato tutti i libricini da bancarella che la capitale può offrire. Ha iniziato con “Breve guida alla Galleria di Villa Doria Pamphilj”, quindi “Il Quirinale” e infile “Roma Sacra”, con un bello stemma giubilare che lo denuncia istantaneamente come resto di magazzino del 2000. Lui li legge scrupolosamente e poi comunica alla moglie le frasi che lo colpiscono di più, caricandole di stupore e ammirazione per i tempi degli antichi. Ora, a dire il vero, è silenzioso e legge muovendo le labbra un Seneca 100pagine1000lire. E’ molto sopreso del fatto che 27 righe latine diventino 54 righe italiane e mi fa pensare ancora una volta che i libri con testo a fronte sono molto più stimolanti di quelli semplicemente tradotti. Per la prima volta la moglie emette suono: “Dove siamo?”
Siamo a Spezia, non sale nessuno di interessante e le ragazzine che si sono fino ad ora alternate nel sedile di fronte a me decidono di sedersi tutte quante in fondo al vagone, dove ci sono anche i genitori. Tutta la famiglia è scesa a Roma per vedere Porta Portese ma ne sono rimasti davvero molto delusi. Di Roma, ha detto la più grande all’altezza di Grosseto, strillando con il fidanzato al cellulare, le è rimasto impresso che non ci sono tante fermate dell’autobus o della metro, hanno visto delle generiche chiesette tra cui la chiesa dei Genovesi, perché c’era la statua della Madonna della Guardia e sua madre voleva vederla. Poteva prendere la corriera da Bolzaneto, mi viene da pensare.
E’ praticamente buio, adesso. Pare che gli esseri umani siano come le cocorite, perché appena si fa scuro abbassano il tono di voce. Ma non mi va più di studiare. Due ragazze toscane ottengono due posti vicini all’Uomo con le scarpe da ginnastica e alla moglie, vorrei avvertirle del pericolo ma non mi pare il caso.
Dietro di loro si è seduto, già da Grosseto, un bel tipo alto, cranio raso, strumentazione da subacqueo, con una camicia indaco aperta davanti. Ha l’espressione che vorrei avere io, testa reclinata sul sedile, occhi socchiusi… quella di uno che ha appena strangolato un uomo, o magari salvato la patria, ma sembra non esserne stato minimamente intaccato. Indifferente e Impassibile. Callaghan. Io mi devo accontentare di questa espressione posta in uno strano trigono tra l’imbarazzato, l’inadeguato e l’antipatico. Ma d’altra parte è così: vorrei essere Bogart o Eastwood ma mi ritrovo a fare Levy-Strauss e Jerry Lewis. Devo dire che, tutto sommato, mi ci trovo abbastanza a mio agio.
Una delle ragazze toscane, come da copione, tira fuori un libro ed è La casa degli spiriti. In quasi ogni viaggio in treno qualcuno sta leggendo La casa degli spiriti, fateci caso. Una signora turchese anche nella sfumatura del bianco dei capelli passa per il corridoio, abbrancata ai sedili perché teme di cadere, un classico quadro intermedio parla di viaggi in aereo e confonde jet lag e mal d’aria, all’interno del corridoio al neon che c’è sul soffitto si nota una matita che sballonzola continuamente. Mi chiedo come diavolo ci sia finita. Il quadro intermedio racconta di essere amico e compagno di università di un ex ministro dei trasporti che ora fa il presidente di regione, ma che l’ha trovato – ultimamente – imbarazzato. La mia impressione è che l’imbarazzo del presidente di regione fosse dettato dal fatto di non sapere affatto chi fosse quel tipo con gli occhiali da sole anche alle nove di sera. In treno, comunque, si parla sempre di treni, di politica o di cibo. Di solito si parla per ore e non ci si presenta mai. Bisognerebbe studiarlo, il linguaggio sui treni a lunga percorrenza.
Passano, tra una galleria e l’altra, le stazioni della Liguria di Levante. Io penso all’incompiutezza, alle storie irrisolte, alle storie abortite. Poi vedo la solita finestra, nello spazio di mondo tra una galleria, l’altra e Pieve Ligure. E’ al penultimo piano di un palazzo più alto del prevedibile, considerando come è isolato. C’è la solita zanzariera verde bucherellata, c’è anche d’inverno, e il solito lampadario al neon. Mi affascinano i frammenti di vita, gli uomini in canottiera o le vecchie bluette davanti alla tv che si colgono nei centesimi di secondi in cui un treno passa davanti a una finestra accesa.

Domani sera alle sei e mezza parto per Parigi. Buonanotte.

Per leggere i commenti “originali”, vedere qui

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