L’accanimento terapeutico sullo Zecchino d’oro

Ieri sera è finito il 48° Zecchino d’oro. Pare abbia vinto una canzone dal titolo Il Pistolero che “parla di un buffo pistolero del West che ha pistole di cioccolato, un ronzino per cavallo e un maialino tutto blu. Ha i baffi neri, un gran sombrero e un amico indiano, il gran capo dei Sioux con cui suona la chitarra di bambù”. La cosa, se ci pensate bene, è molto tenera. Non tanto perché la trama è molto costnerian-veltroniana, piuttosto perché fa sembrare che da quando vinceva Il lungo, il corto e il pacioccone non siano passati 37 anni ma tre giorni, che i bambini giochino ancora a indiani e cow-boy e che l’America sia ancora “provincia dolce, mondo di pace, perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta, e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache, un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra”. Invece, come è noto, i bambini sono pazzi per le Tatù o i Gemelli DiVersi e giocano con la playstation, mentre l’America bombarda Falluja con armi chimiche. La cosa, diversamente da quanto si potrebbe pensare guardando i tg, deve essere nota in RAI e una collocazione oraria nel preserale del sabato ha tentato di porre rimedio al prevedibile problema di ascolti dello Zecchino.

La cosa mi lascia piuttosto indifferente anche perché ho sempre trovato insopportabile Cino Tortorella, Topo Gigio, Mariele Ventre (e l’esistenza di un papa reazionario mi tranquillizza sul fatto che la causa della sua beatificazione non andrà mai avanti), il piccolo coro dell’Antoniano e soprattutto una bambina con le trecce e senza un dente davanti che sorrideva in modo innaturale ogni volta che la telecamera l’inquadrava. Qualcuno potrebbe pensare che il mio odio per lo Zecchino d’oro derivi dal fatto che non ho potuto partecipare ai provini perché il giorno in cui avrei dovuto cantare la canzoncina che mi ero preparato ero a letto con la pertosse, ma sono solo dietrologie. Lo Zecchino è insopportabile perché parla di una infanzia e a una infanzia falsa e innaturale, a bambini che – se mai sono esistiti – adesso hanno una sessantina d’anni, e la cosa più inquietante è che nessuno all’Antoniano pare rendersi conto di quanto sia tutto grottesco, stonato, come quando licenziarono una valletta perché aveva fatto foto un po’ scollacciate. Lo Zecchino d’oro è insopportabile come il ciellino di Palombella Rossa, come certe fanciulle dell’ACR con la chitarra e il canzoniere che contiene sincreticamente il Symbolum 77, il Vecchio e il Bambino, Per fare un tavolo e Offri la vita tua come Maria ai piedi della croce. Per questo, secondo me, lo Zecchino ‘sta sulle palle anche a Ratzinger. Basta sperare che intervenga sui frati dell’Antoniano come è intervenuto su quelli di Assisi.

Certo, poi io una idea per risollevare il programma ce l’avrei. Metti dieci bambini in un asilo, chiudi tutte le porte, li fai spiare da duecento telecamere, non intervieni quando si tirano i capelli e si prendono in giro, una volta a settimana li scagli uno contro l’altro e alla fine incoroni il più anonimo di tutti.
E se poi Albano jr. accettasse di partecipare…

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