Olio di cane rosso, longue durée e analisi delle urine. Piccolo giallo alla Agatha Christie

Come ha detto una assegnista di ricerca genovese presentandomi a non so più che filologo romanzo “Questo è suibhnepuntowordpresspuntocom, si occupa di lebbra” (nel senso di tema letterario, e il filologo lo capisce ma per voi è necessaria la glossa). Occupandomi appunto di malattie nel Medioevo, mi sono letto anche un po’ di testi medici e ho scoperto come funzionavano le analisi delle urine. In sostanza il medico prendeva un bicchiere con la pipì del paziente, lo ruotava e diceva “Humm… colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Profumo: delicato ma persistente con sentori di mela o banana matura. Sapore: secco, discretamente morbido, sapido e continuo con fondo amarognolo. Ma sì! Serve olio di cane rosso!” In pratica una degustazione di Glenn Grant.

Ad ogni modo, questo era solo per introdurre il dramma che attanaglia da anni l’ascensore che porta alla strada privata in cui vivo. Ogni tanto, una volta ogni dieci giorni circa, qualcuno ci piscia dentro. Di solito il laghetto si trova la mattina, secondo la mia ricostruzione dei fatti il malvivente arriva di notte piuttosto tardi e a metà del tragitto in ascensore non ce la fa più, è colto da un violento impulso svuota la vescica in un angolo. Stronzo. Ora, io credo di sapere chi è il colpevole ma non lo sputtanerò qui. Basti sapere che è abbastanza giovane, abbastanza disoccupato, guida una 127 verdemuffa, ha una madre cicciona e una notte è stato avvistato da mia madre, affacciata alla finestra in pena per la figlia che non era ancora arrivata, mentre pisciava sul cerchione della mia macchina. Stronzo. In più aggiungo che una volta l’ho sentito mentre diceva alla nipote “Devo fare una pisciata!” e aggiungo anche che è molto brutto e una volta mi ha guardato con indulgenza perché gli avevo detto che ero iscritto all’Università “Un mio amico ha fatto le medie e lavora lo stesso”. L’ultima affermazione, ne converrete, l’ha smascherato.

Ad ogni modo, stasera il malvivente ha colpito ancora: arrivato alle sei assieme a una signora francese che sta nel palazzo vicino al mio e una signora vecchia ma gentile che sta nell’altro palazzo ho notato una chiazza per terra, maleodorante come neanche il mercato del pesce.

È a questo punto che la vecchina mi dimostra il significato di longue durée e fa l’analisi delle urine: “Uh, che schifo! Beh di sicuro non può essere di cane, è un odore da cristiani… hummm, ha cambiato angolo, di solito la fa di là… no, non può essere un bambino una madre non lo permetterebbe mai, non credo… [inala con forza] no, non è di vecchio! Deve essere un giovane… e io so anche chi è!”.

Ora, io non so che odore abbia l’urina di vecchio, ma so che ‘sta vecchia è meglio di miss Marple!

Per Vissani, ecco la ricetta dell’olio di cane rosso: “Abbiate un cane rosso di pelo, che non sia vecchio, e fatelo star tre giorni senza mangiare. Dapoi con una corda al collo strangolatelo e così morto lasciatelo un quarto d’ora. E tra tanto abbiate al fuoco una caldaia che bolla e mettetevi dentro detto cane o intero o fatto in pezzi, che non importa pur che vi sia tutto coi peli ed ogni sua cosa. E così fatelo bollir tanto che sia tutto molto ben disfatto, tenendo la caldaia coperta, ed intanto abbiate fina a ottanta o centro scorpioni e metteteli in un bacile di rame o d’ottone sopra il fuoco a scottarsi che così si arrabbiano fieramente, ed allora metteteli nella detta caldaia con l’olio e col cane e mettetevi ancora una buona scodella di lombrici o vermi rossi di terra ben lavati ed aggiungetevi un gran manipolo di pugno di erba ipericon” [La prima parte de’ secreti del Reverendo Donno Alessio Piemontese, Pesaro, Bartolomeo Cesano 1559]

Per i commenti “originali”, vedere qui

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