Il senso di tutto (non leggete subito la fine,avete atteso anni di capirci qualcosa, potete farcela!)

Appena arrivato a casa, mi è venuta voglia di scaricare Moondance, versione Van Morrison. Sono cose che ti colgono la sera all’improvviso… credo sia analogo a quello che succede con le voglie alle donne in stato interessante. Chissà poi perché si dirà “interessante”. Non c’è poi molto di interessante, nello stato interessante. Cioè, tantissimi termini mi verrebbero da associare alla gravidanza, ma “interessante” proprio no. La gravidanza, che ne so, può essere uno stato gioioso, felice, allegro magari anche nauseabondo, drammatico, terribile… ma perché interessante? Non so, approfondirò il discorso in altra sede.

Ad ogni modo, mi ha colto la voglia di Van Morrison e ora sono qui in attesa, a 21% del download che ascolto i Kings of Convenience. Già che tanto devo stare alzato, mi sono detto, scriviamo un post, giusto per ingannare il tempo… Non vi preoccupate, sarà ben più sintetico dell’ultimo, interminabile e non troppo riuscito.

Oggi pomeriggio c’era presidio a Caricamento, una quarantina di associazioni unite su tre temi principali, il no ad un CPT a Genova, il sì al progetto del Comune di dare il diritto di voto attivo e passivo per le amministrative agli immigrati residenti e il sì al progetto di costruzione di una moschea nel ponente cittadino. Sottolineo quet’ultimo punto non per particolare interesse, ma perché qualcunoqualcunaqualcun altro ironizzavano sul fatto che non riuscissi mai a ricordarmi il terzo punto della manifestazione. Stronzi. Ad ogni modo ci sarà qualcosa di freudiano nel dimenticarmi la moschea? Chissà…

Il presidio è stato molto divertente. No, diciamo divertente, sbilanciarsi non è mai il caso. Abbiamo distribuito un volantino Sg prodotto all’uopo (ovviamente dopo aver passato un bel pezzo del pomeriggio a cercare bandiere, tavolini, altre bandiere, montare tavoli, togliere bandiere da aste, attaccare bandiere a tavoli, dibattere sulla forzitaliosità o meno di un tipo, chiacchierare di tutto, fingere di non avere le mani, e quant’altro possa ritardare l’inizio della distribuzione di materiale). Buona la compagnia, un po’ meno la scelta dei gruppi che suonavano sul palco, decisamente di livello i prezzi delle birre. Guardate, facciamola breve. Tutto questo è solo un preludio per arrivare al pezzo forte che infatti vi vado a raccontare.

Fate un fast forward fino a mezzanotte passata, tutto smontato, io, the-saint, Sara&Simone, Jenaplinsky con tavoli, gambe di tavoli e bandiere addosso passiamo in piazza delle Erbe sulla via di casadellasara. Perché non prendersi un gelato? Io scelgo crema di riso agli agrumi e giandughiotto. Non so voi, ma mi imbarazza sempre dire i gusti dei gelati ai gelatai. Non tanto quando si tratta di crema, fragola, cioccolato o stracciatella. Il problema sorge innanzi tutto con i nomi di gusto molto lunghi. Non sai mai cosa dire, basterà “crema di riso” o devi aggiungere “agli agrumi”? e se bastasse addirittura dire “riso”? Sfioro però l’imbarazzo cosmico, da pantalone che cade mentre stai inchinandoti dal papa o da conato di vomito mentre sei al cospetto dell’imperatore del Giappone, quando devo dire nomi di gusti palesemente cretini. Ma perché devi chiamare un gusto “giandughiotto”? Chiamarlo gianduia e noccioline non ti sembrava abbastanza chiaro? Provi un gusto perverso a farti chiedere dal cliente “Scusi, che gusto è giandughiotto?”? oppure ti diverti a mettermi in imbarazzo, stupidissimo gelataio? Eh? So che questo mio sfogo non avrà risposta. Ma ora sto meglio.

Ad ogni modo non era questo il punto forte. Usciti dalla gelateria, ad un tavolo di piazza delle Erbe, scorgiamo seduto uno dei massimi ideologi della modernità. Un vero interprete del nostro tempo, il padre del giornalismo di inchiesta. Chi meglio di lui ha saputo capire l’Italia dei primi anni Novanta, l’avvento della nuova politica, i suoi intrecci con la comunicazione e con la pubblicità. Ancora ricordo le sue domande incalzanti a Occhetto, nel ’94: “A onorè, perché a ‘ggente dovrebbe votà per lei?”, le domande scomode poste a Berlusconi “Ma non je pare de esagerà?”, i tortellini scolati in diretta e infilati a forchettate in bocca di Bossi o della Fumagalli Carulli (ma che fine ha fatto la Fumagalli Carulli? Sempre UdEur?).

“O è il re dei sosia o è Funari”, dice the-saint. No, è proprio lui – dico io – quella là è sua moglie Morena! Sono questi i momenti in cui interessarsi di gossip dà delle risposte. Tempo di dare due leccate al giandughiotto che si stava sciogliendo e Gianfranco Funari si alza, barba candida, bastone ebano, camminata un po’ strascicata. Lo facevo più alto. Si abbranca ad un braccio di Morena e viene verso di noi. Sentiamo che sta per dire qualcosa di definitivo, che sta per aprirci gli occhi sull’Italia all’alba del terzo millennio. Visto che non credo di aver colto il rimando metafisico, ve la scrivo, così magari potrà essere utile a qualcuno di voi

Magnateve er gelato, che v’ingrassate


Per i commenti “originali”, vedere qui

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