Protocollo, ovvero: La lingua che più non si sa, 2
Protocollo, per quasi nove anni, non ha voluto dire registro notarile, cerimoniale pubblico e meno che mai si riferiva all’informatica. Per quasi nove anni, da metà della quinta elementare alla Maturità, il protocollo era un foglio : quattro pagine a righe o a quadretti su cui si faceva i compiti in classe. I temi, soprattutto.
«Domani facciamo un tema» aveva detto una mattina la supplente della maestra, ero in quinta elementare. Ci siamo sentiti grandi, in quel momento, perché non usavamo più le copie o le copiette, quei quattro fogli di quaderno che si compravano in cartoleria e su cui si facevano le cornicette, ma dei protocolli, come quelli delle medie.
Quanto costava un protocollo? Alle medie c’era un commercio di protocolli, perché i professori si arrabbiavano a morte se, il giorno del compito in classe, qualcuno chiedeva «Qualcuno ha un protocollo da imprestarmi?». 50 lire? Qualcuno li piegava a metà già a casa, qualcuno li piegava direttamente in classe. «Quanti protocolli hai fatto di tema?».
Protocollo sa di palpitazioni alterate, sa di un bianco che non sai riempire, sa di scalini e campanelle, di cartelline con l’elastico. E sa di scrivere leggero leggero le formule di matematica il pomeriggio prima del compito, con la matita a scatto, quella che ti aveva fatto comprare la prof di tecnica.







E le brutte copie e le maestre che odiavano il bianchetto che a noi ci rendeva fighi, mica le penne cancellabili tzè
…e tutti i nomi che aveva il bianchetto, che era cancellino, scolorina o chissaché
Da noi era “il Tippex”!
tippex!? fantastico… ma dove e quando?
Adoro questo post, e mi mancano tanto i protocolli.
lo adori perché sei una malinconica romantica pure tu
La cosa orribile è che arriveremo un giorno a partecipare al televoto di Carlo Conti, “noi che…”!
che bravo, pensavo proprio a questa canzone!
Per le tue ricerche sulle lingue regionali: io non l’ho mai usato né sentito al plurale, cioè il plurale era (ed è) fogli protocollo, non protocolli.
Quanto al mancarmi, neanche un po’. Perché il ricordo delle ultime volte che ci ho avuto a che fare (esami universitari e concorso del dottorato) è più che altro ricordo di crampi alla mano, persa oramai per sempre l’abitudine a scrivere più di due righe con la penna. Non sono un malinconico romantico, si direbbe.
ma a me non manca il protocollo (e soprattutto non mi manca nella sua versione: strumento di tortura per esame e concorso), mi manca usare la parola “protocollo”. Che, confermo, dalle mie parti era un sostantivo e quindi c’erano i protocolli.
In effetti, mi hai fatto realizzare che è da anni ed anni ed anni che non uso più la parola “protocollo” disgiunta da quella “escatocollo”.
Esistevano anche dei FOGLI con quel nome!! WOW!!
(Ormai è da quasi quattro anni che non devo più andare a comprarli in cartoleria, me li fornisce sempre l’università per gli esami, quindi non dovevo neanche più pronunciarne il nome… :-p)
ah sì? te li forniscono? lo fanno per evitare gli appunti nascosti, eh? ma tu mi commenti questo post mentre ce n’è uno proprio adatto a te, santi numi!
Non parlarmene… io i protocolli (quelli telecomunicazionistico/informatici) ormai li faccio… e ti devo ringraziare per questo salto indietro nel tempo. Che mi ricorda piú che altro alla parte di vita che abbiamo condiviso al liceo… soprattutto per quella carogna che mi saliva quando tu potevi permetterti di fare il futurista e scrivere “zing, zang, tump, tampum” in un tema e la prof. ti dava 8 (ancora ben lontani dai 10 che vengono elargiti oggi..). Se lo avessi mai fatto io (con la medesima consapevolezza creativa ed intento) mi diceva se ero un cretino e mi dava un 2 secco!
Oggi non scrivo piú a mano (ed un po’ me ne dispiaccio).. ma a velocitá di scrittura su tastiera non mi batte nessuno!
Ma tu mmmmenti! io sono sempre stato molto più consapevole di te
! Chissà, comunque, se c’è ancora qualcuno che scrive a mano… pure io non son più capace…
Grazie, davvero grazie per questo salto indietro nel tempo.
A volte uno pensa di essere l’unico a pensare a certe cose, o ad averle vissute in una certa maniera, invece no! E hai beccato in pieno le quattro cose che rendevano il protocollo così speciale: il fatto di sentirsi grandi perché le copie/copiette erano da bambini ormai, il piegarli a metà, il confrontarsi con gli altri (il numero di protocolli scritti era l’argomento principe), e le formule di matematica!!!
Bellissimo post!
PS: io scrivo a mano, e molto spesso uso anche la stilografica. Però è vero che la mia calligrafia peggiora senpre di più…