Eva, ovvero: Una società preistorica nel ventre di Parigi
Come ricorderete, il giardino inaccessibile della BnF è popolato di un marronconiglio e basta. A volte ci si posa qualche uccello (uno c’era anche morto) ma non ci sono altre forme di vita. La cosa non mi sorprende perché l’ambiente è dei più inospitali del creato, costretto tra alte torri di vetro, ferro e cemento.
Eppure, lo dice anche BXVI, la Vita (e il disegno diddio) vince sempre: così come in Alaska ci sono muschi ed eschimesi, così come nel deserto ci sono scorpioni e nomadi inturbantati, così ho scoperto che, nel giardino della BnF, vive un essere umano, una donna per la precisione. Mi sono messo sulle scalette di legno a osservarla e a studiarla, facendo anche una foto per documentare.
La prima cosa che ho notato è che la nostra prima donna, che chiameremo – con guizzo fantasioso – Eva (חוו) stava in posizione china e teneva le gambe un po’ larghe, per raccogliere radici, funghi, erbe e – soprattutto ! – rifiuti. La cosa è del tutto in linea con quanto potevamo aspettarci da una società paleolitica di chasseurs cueilleur. Ci sorprende, invece, che Eva abbia già interiorizzato il tabù della nudità.
In realtà, la mia scoperta di una nuova società nel ventre di Parigi potrebbe confermare alla sua antica idea: il giardino della BnF sarebbe servito come habitat di alcune tribù amazzoniche che il governo francese avrebbe impiantato a Parigi per consentire a Claude Lévy-Strauss di continuare a studiare una volta diventato troppo vecchio. Morto l’etnologo, quindi, sarebbero uscite allo scoperto.
Se così fosse, non dovremmo postulare un antico incontro con missionari cattolici per giustificare il fatto che Eva sia vestita all’occidentale e in modo – tutto sommato – anche abbastanza decente.
Ad ogni modo, considerando quanto poco appetitosi devono essere i rifiuti che cadono in un giardino inaccessibile, se fossi il marronconiglio inizierei a preoccuparmi.







ah è con queste riflessioni che ti prepari al convegno..
tout à fait!